La questione dei danneggiati da trasfusione

14 maggio, 2009 | Di Donata Lenzi | Categoria: Sanità, Società

trasfusione

Se lo Stato sbaglia ma non riconosce risarcimento non è Stato!

Da tempo il Pd in commissione affari sociali alla camera si impegna perchè sia data attuazione alle leggi del 2007 che finalmente riconoscevano un risarcimento ai danneggiati per trasfusione. Il governo Prodi ministro Turco aveva stanziato in finanziaria 150 milioni di euro  (2007) e 180 milioni di euro (2008) ma il decreto attuativo taglia fuori una larga fascia di beneficiari  Come mai?
Ecco il comunicato stampa delle associazioni, che nei giorni scorsi sono state costrette a comprare pagine sui giornali nel silenzio della stampa:

I familiari degli oltre 400 emofilici deceduti, unitamente ai restanti, circa 1100, ancora in vita, infettati dal virus dell’HIV e/o dell’epatite, a seguito del trattamento cronico con farmaci salvavita, attendono un giusto risarcimento dallo Stato Italiano.

A oltre 2 anni dall’inizio della trattativa, dopo 10 mesi di silenzio, nonostante le numerose richieste avanzate dalla Fedemo, la Federazione delle Associazioni degli Emofilici, lo scorso 5 maggio si è svolto un incontro a “porte chiuse” che ha visto coinvolti il ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, rappresentato dal sottosegretario Martini, il dott Filippo Palumbo, direttore generale della Programmazione Sanitaria, alla presenza dell’on. Lucio Barani, capogruppo del PdL alla  Commissione Sanità, e dell’avv. Sergio Saraceno, capo segreteria Sottosegretario di Stato.
Solo alcune delle Associazioni che avevano partecipato al Tavolo Istituzionale Ministeriale sul tema sono state invitate. Escludendo di fatto la nostra categoria, che è risultata una delle piu’ colpite. Perchè siamo stati esclusi da quest’ultimo incontro? Qual è stato il criterio utilizzato?
Questa iniziativa del Governo, nata forse per scongiurare una già prevista e forte manifestazione di piazza in periodo pre-elettorale, vuole forse innescare una “guerra tra poveri” e creare categorie di serie A e di serie B tra le persone contagiate? La domanda ce la poniamo ed è d’obbligo.
Un atteggiamento simile è tanto più grave anche perchè le modifiche proposte alla fine dell’incontro del 5 maggio si dimostrano non solo poco chiare, ma insufficienti ed inadeguate oltre che al di fuori di ogni naturale buon senso. Un esempio è l’applicazione del concetto della prescrizione ad una soluzione, la transazione, di natura politica.
Peccato che il virus con cui convivono molti pazienti non si prescriva!
Una transazione nata per chiudere un immane contenzioso giudiziario (si stimano in 5 o 6 mila le persone in causa contro lo Stato), rischia ora lasciare la maggioranza dei danneggiati con un pugno di mosche in mano.
La Federazione delle Associazioni dell’Emofilia (FedEmo) ha manifestato in più occasioni la propria posizione, pubblicamente ed in maniera trasparente. Da oggi lancia una campagna sulle principali testate giornalistiche, in preparazione di ulteriori manifestazioni presso il Ministero del Welfare. E’ inoltre intenzionata a sollevare la questione a livello Europeo, anche presso la Corte di Strasburgo se necessario, per sollecitare il Governo a rispettare le promosse fatte e a dare piena trasparenza ai propri  atti.

di Donata Lenzi

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