Un congresso identitario

2 settembre, 2009 | Di Silvia Velo | Categoria: In Primo Piano

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Il PD affronta il suo primo congresso in un contesto molto difficile per l’Italia.
Da una parte la crisi economica che avrà ancora pesanti effetti sul sistema produttivo e sull’occupazione, dall’altra una evidente crisi istituzionale, causata dalle vicende del Presidente del Consiglio che pesano sull’autorevolezza del governo italiano e sulla credibilità del nostro Paese.
Questo congresso, che arriva dopo una fase lunga e concitata in cui il PD ha affrontato le tappe forzate della sua nascita contemporaneamente alle tante scadenze elettorali, è il vero congresso costituente
C’è giustamente preoccupazione tra i militanti per il clima congressuale; dobbiamo però affrontare questa tappa con orgoglio, perché il nostro è l’unico partito in cui si può aprire una vera discussione democratica e che ha una leadership contendibile.
Il congresso dovrà definire il profilo identitario ed il modello organizzativo del PD, quale principale partito dell’attuale opposizione, ma soprattutto quale partito capace di rappresentare un’alternativa all’attuale maggioranza.
Le vicende che hanno caratterizzato il PD dalla sua nascita ad oggi hanno dimostrato che il modello di partito liquido, basato sul rapporto diretto tra leader ed elettori, in cui non si riconosce il ruolo di una classe dirigente diffusa, non funziona. È necessario prendere atto degli errori fatti e ripensare ad un partito che, tenendo conto della società che cambia, sia comunque radicato nel territorio, presente tra la gente, nei luoghi di lavoro, che abbia una rete diffusa di iscritti, militanti e simpatizzanti.
Un partito aperto che si doti di strumenti moderni di partecipazione quali le primarie, un partito che sia riconosciuto come un luogo collettivo di elaborazione e di appartenenza, dove si discuta di tutto e non solo di statuti e regolamenti.
Un partito in cui ci sia una forte spinta al rinnovamento della classe dirigente, soprattutto nazionale, non attraverso la scorciatoia della cooptazione mediatica, ma valorizzando i tanti giovani dirigenti che nei territori hanno maturato la loro esperienza.
C’è bisogno di un PD che punti alla modernizzazione del Paese, smantellando le rendite di posizione e valorizzando i talenti troppo spesso soffocati nella società italiana.
Un partito che esprima linguaggi e proposte che parlino a tutta la società, scegliendo obiettivi chiari; che si rivolga ai ceti produttivi, lavoro e impresa, sempre più spesso inclini a scelte elettorali diverse; in questo senso un partito popolare.
Un partito che riconosca il valore fondamentale che hanno per lo sviluppo di una società moderna la piena affermazione dei diritti civili, la valorizzazione delle donne, la libertà di ricerca scientifica.
Per questi motivi, ma anche per le sue competenze e per lo spirito unitario che esprime sosterrò la candidatura di Bersani a Segretario Nazionale e con la stessa convinzione quella di Manciulli a segretario Regionale, sperando che entrambi raccolgano un’ampia maggioranza di consensi tra iscritti ed elettori.

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