Cambiare rotta
29 giugno, 2009 | Di Redazione Cambiare Rotta | Categoria: In Primo Piano
Perdere quattro milioni di voti non è una cosa da nulla. È una sconfitta vera, è un segnale forte e chiaro. Noi non pensiamo che sia l’idea stessa di dar vita al Pd ad aver perso, ma che sia stata la linea politica a rivelarsi insufficiente e non convincente. Le linee politiche sbagliate e sconfitte a più riprese nelle urne si cambiano. E’ il momento di abbandonare il Lingotto e dare un’altra rotta al Pd.
Non ci consola la contemporanea perdita di due milioni e novecentomila voti della Pdl, voti andati verso l‘astensione quando nel frattempo trentacinque tra comuni e province sono passati dalla sinistra alla destra e in intere regioni siamo ai minimi termini, così non siamo in grado di parlare noi a quei cittadini che si sono astenuti.
Il Lingotto ha voluto dire: andare da soli, partito leggero e attento solo all’immagine, bipartitismo forzato. In materia economica non ha saputo cogliere i segni della crisi, ha difeso mercato e globalizzazione senza un’adeguata riflessione sui limiti da apporre al sistema finanziario, abbiamo ridotto il welfare alle tutele del posto di lavoro. Non ha affrontato i nodi del sistema di welfare occupandosi delle ridotte tutele dei lavoratori. Questo è non sapere interpretare una società profondamente cambiata, non saper rispondere in modo credibile alle sue paure, dargli speranza per costruire il futuro.
E al Lingotto e alle sconfitte alle urne (abbiamo perso le politiche, le regionali in Sicilia, in Sardegna, in Abruzzo e ora le europee e le amministrative) sono seguiti mesi e mesi di opposizione dialogante e incomprensibile.
Nulla di tutto ciò risponde alle paure e ai bisogni della società di oggi e gli elettori ci hanno punito.
La sinistra perde quasi ovunque in Europa indipendentemente dal tipo di alleanze che pratica e quale che sia il suo programma. I problemi che abbiamo di fronte sono enormi, e ciò richiede una seria e approfondita discussione di merito.
Ha detto Cohn- Bendit “La sinistra tornerà ad avere voti quando comincerà a occuparsi della società e non di se stessa.” Ha ragione.
E basta con l’idea che noi siamo i buoni in una società cattiva e che non ci capisce.
Il congresso è occasione di discussione di merito, discussione sulle idee e le proposte. Nel frattempo il governo di Berlusconi procede e sarebbe un errore concentrarci solo su di noi. Questo vogliamo fare: presentarvi alcune idee e discuterne e dare voce a chi fa opposizione sul territorio e in Parlamento.













non si può dare del partito democratico una costruzione all’ Americana…… non ci si può limitare a fornire una mera cornice di norme senza intervenire direttamente cercando di attenuare gli squilibri economici….. bisogna contemperare ivalori di libertà con quelli di uguaglianza…… più solidarietà, lotta alle corporazioni economiche e alle banche che oggi sono i veri padroni dell’ Italia……. bisogna ridare dignità al lavoro, favorire la cultura premiare il merito ridurre gli sprechi…. Forza Bersani, proponi una nuova lenzuolata di riforme concrete!
Sottoscrivo l’analisi. Penso serva un Partito con un’identità chiara e un forte radicamento popolare. Con le sezioni percepite quali punto di riferimento locale, e non luogo di formazione del potere fine a se stesso. Un Partito dal linguaggio semplice e accessibile non arrogante. Un Partito vero, insomma. Un Partito come l’ha delineato Pierluigi Bersani a me piace.
Concordo in pieno con l’analisi, concordo con la necessita di un partito vero, strutturato e inserito nel territorio. Un partito in grado di occuparsi dei problemi della gente, in grado di formare politici che siano espressione della gente e non autoreferenziali. Un partito che ponga al cemtro delle questioni anche quella morale, noi siamo di centrosinistra e non siamo tolleranti con chi gestisce la cosa pubblica a proprio uso e consumo. A me per esempio non dispiace Marino, per la sua idea di riportare le discusioni partendo dalla base e dall’ascolto della base.
Bisogna tornare inmezzo alla gente con linguaggio semplice, ascoltare le persone anche non iscritte
, questo partito non ascolta, non scambiare la esperienza politica come un danno ma utilizarla come un valore, i vari “giovani ” non anno ancora dimostrato nulla, serve esperienza, serietà linea politica condivisa da tutti per poter parlare agli Italiani, basta liti , no alle correnti spacciate per fondazioni
Concordo in pieno con l’analisi, aggiungo che, secondo me, l’idea del “noi corriamo da soli” ha dato una grossa spinta alla caduta del governo Prodi (in vero già molto traballante, ma proprio per questo assolutamente bisognoso di una forza di coalizione compatta e coesa).
Vivo da poco la vita dei circoli del PD e mi sono resa conto che è assolutamente necessario cambiarne l’impostazione. In fondo sono rimasti identici alle vecchie “sezioni” del PC, PDS, DS. Peccato che allora dietro c’erano le folle di iscritti e simpatizzanti. Ora, invece le folle non ci sono più. Gli iscritti non sono poi così tanti. Si finisce sempre per parlare tra di noi, tra gente che è già convinta. Invece bisogna aprire le porte dei circoli proprio ai non iscritti, ai simpatizzanti che sempre più numerosi vanno a votare “turandosi il naso”. Occorre perciò fare scuola di politica ai dirigenti di quartiere perchè c’è assoluto bisogno di una nuova politica che avvicini la gente, la sappia ascoltare, la coinvolga. Non è più possibile vivere di rendita. Perchè la rendita non esiste più. Il circolo è il luogo della politica più vicino ai cittadini. E’ da qui che bisogna partire. I giovani ci sono, ma vanno educati politicamente. Il dato anagrafico non basta. Il partito se ne deve occupare costantemente. Gli argomenti e le idee ci sono, ma vanno elaborate nei vari contesti locali.