Cambiamo di rotta nell’interesse delle donne
16 settembre, 2009 | Di Silvia Velo | Categoria: News
In questi giorni si è aperto un interessante dibattito sulle donne, sull’immagine che se ne dà, sulla deriva culturale in atto nel nostro Paese. Da una parte le vicende che hanno come protagonisti il Presidente del Consiglio e tante giovani donne, dall’altra il messaggio della donna italiana veicolato dalla TV.
Sta passando l’idea per cui le donne possono raggiungere un obiettivo nella vita solo attraverso l’uso del proprio corpo, con l’ovvia conseguenza che solo una donna bella può avere successo. Da qui l’ossessione per l’eterna giovinezza, per la bellezza, una bellezza stereotipata e senza fantasia. Questa discussione sta coinvolgendo soprattutto donne impegnate in politica, nel sociale, intellettuali.
E allora mi chiedo: perché tante donne non vivono con disagio questo clima, perché in tante non ritengono che si debba reagire, cosa dobbiamo fare? Intanto occorre parlare, discutere tra noi, fra quelle che questo disagio lo sentono. Poi parlare con le “altre”, con quelle che non sono impegnate in politica e nel sociale o che hanno prestigio e successo e tuttavia sentono queste nostre riflessioni come lontane da loro. E qui diventa tutto più complicato perché rischiamo di apparire come le moralizzatrici, distanti dalle aspirazioni delle donne di oggi, che vogliono legittimamente essere soddisfatte della propria immagine; allora dobbiamo provare a capire come queste aspirazioni possano avere uno valore per noi stesse e non per gli altri, con la consapevolezza e l’orgoglio dell’autodeterminazione.
Occorre parlare con le donne soprattutto della loro condizione materiale, del lavoro che non c’è e che, quando c’è, premia soprattutto gli uomini, della fatica di conciliare famiglia e carriera, dei servizi inadeguati. Parlare di come acquisire come donne la consapevolezza che aspirare al potere, cioè ad occupare le posizioni in cui si decide, è una legittima aspirazione del genere umano, di cui anche le donne devono essere portatrici. Infine bisogna parlare agli uomini, a quelli culturalmente e politicamente più vicini a questa sensibilità, “costringerli” a condividere con noi la riflessione, perché spesso hanno poco compreso la nostra indignazione, talvolta addirittura si sono infastiditi; non è un problema solo delle donne porre un argine alla deriva culturale del nostro Paese.
In un’epoca in cui la voce delle donne nel mondo è assordante, Michelle Obama, le studentesse Iraniane, Sonia Ghandi, Angela Merkel, in cui tante italiane si stanno facendo strada nelle professioni e nella cultura, se c’è stata un’afonia questa ha riguardato noi che abbiamo responsabilità politiche e istituzionali e militiamo nell’area progressista, noi che spesso abbiamo acconsentito al rito dell’omologazione e della cooptazione senza opporci. Oggi siamo alla vigilia di un importante appuntamento politico che è il congresso del PD e vorrei che questa fosse un’occasione per un cambiamento di rotta anche nell’interesse delle donne.












