Il saccheggio dei fondi FAS e la finzione dei fondi anti-crisi
29 luglio, 2009 | Di Antonio Misiani | Categoria: Materiali1. Il Fondo Aree Sottoutilizzate 2007-2013
Il “Fondo Aree Sottoutilizzate” (FAS), istituito con la legge 289/2002 (finanziaria 2003) e modificato con la legge 296/2006 (finanziaria 2007), è lo strumento di finanziamento - con risorse aggiuntive nazionali - delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. In tali aree queste risorse si aggiungono a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento. A tal fine l’art. 1, comma 863 della finanziaria 2007 ha previsto una dotazione finanziaria del fondo con riferimento al settennio 2007-2013 pari a 64,4 miliardi di euro.
L’articolo 2, comma 537 della legge 244/2007 (finanziaria 2008) ha rimodulato l’ammontare delle risorse FAS stanziate dalla finanziaria precedente, fissando gli importi annuali:
La delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 ha ripartito le risorse FAS del periodo di programmazione 2007-2013 per un importo leggermente inferiore (63,3 miliardi), a causa dell’utilizzo di 1,1 miliardi a copertura di tagli disposti dalla legge finanziaria 2007
2. Il saccheggio del FAS, “bancomat” improprio del governo
Tra il 2008 e il 2009 il governo Berlusconi ha accentuato enormemente la pratica di utilizzare le disponibilità del FAS come un “bancomat” improprio, a copertura degli oneri di numerose disposizioni legislative. Gli stanziamenti FAS nel bilancio dello Stato hanno perciò subito decurtazioni pari a 18,4 miliardi nel periodo 2008-2012
Questo vero e proprio saccheggio ha comportato, in termini di programmazione economica, una riduzione del FAS di oltre 13,8 miliardi, di cui 10,5 miliardi a valere sul ciclo di programmazione 2007-2013. Di conseguenza, la delibera CIPE del 18 dicembre 2008 ha aggiornato la dotazione del FAS, sottraendo ai 63,3 miliardi della delibera 166/2007 i 10,5 miliardi decurtati a valere sulla dotazione 2007-2013 e aggiungendo 1,2 miliardi di risorse FAS 2000-2006 non impegnate al 31-5-2008 (ex art. 6-quater del DL 112/2008). La nuova dotazione è dunque pari a 54 miliardi. Il CIPE ha destinato 27 miliardi ai programmi regionali ed interregionali, (5,2 miliardi al Centro-Nord e 21,8 al Mezzogiorno) e 25,4 miliardi alla quota nazionale del FAS. I rimanenti 1,5 miliardi sono stati utilizzati per altri interventi: pre-allocazioni derivanti da precedenti disposizioni legislative (1,250 miliardi, di cui 600 milioni per il credito d’imposta per l’occupazione e 500 milioni per la viabilità secondaria di Calabria e Sicilia) e l’estensione delle agevolazioni per le aree terremotate del Molise e della provincia di Foggia (281,5 milioni).
3. La spartizione della quota nazionale FAS e la finzione dei fondi anti-crisi
I 25,4 miliardi della quota nazionale FAS sono stati redistribuiti per una prima tranche dalla delibera CIPE del 18 dicembre 2008, che ha assegnato 7,4 miliardi al Fondo infrastrutture (creato dall’art. 6-quinquies del DL 112/2008). Successivamente, la delibera CIPE del 6 marzo 2009 ha assegnato le rimanenti risorse (18 miliardi) nuovamente al Fondo infrastrutture (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), al Fondo ammortizzatori (Ministero del lavoro) e al Fondo economia reale (Presidenza del consiglio dei ministri). Complessivamente, le risorse FAS di competenza nazionale hanno subìto la seguente assegnazione:
Il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione (Fondo ammortizzatori) deriva dall’accordo sottoscritto tra lo Stato e le Regioni il 12 febbraio 2009, che ha destinato 8 miliardi di euro nel biennio 2009-2010 ad azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro:
Il finanziamento del Fondo ammortizzatori dipende dunque in misura determinante dalle risorse FAS (49,4%) e da quelle regionali FSE (33,1%), mentre gli stanziamenti statali coprono una quota minoritaria (17,5%).
Il Fondo infrastrutture è stato istituito dall’art. 6-quinquies del DL 112/2008 e finanziato con risorse nazionali FAS pari a 7,4 miliardi (delibera CIPE del 18 dicembre 2008) e 5 miliardi (delibera CIPE del 6 marzo 2009), per un totale di 12,4 miliardi. Detratti i 3,7 miliardi destinati al finanziamento di spese correnti e di gestione dal DL 185/2008 (privatizzazione Tirrenia Spa, investimenti Ferrovie dello Stato, contratti di servizio Trenitalia) e dall’art. 11 della legge 201/2008, per il finanziamento delle infrastrutture rimangono disponibili fondi nazionali FAS per 8,7 miliardi. Il 6 marzo il CIPE ha approvato il Programma infrastrutture strategiche 2009-2011: 16,6 miliardi di grandi opere (Mo.S.E. Venezia, assi ferroviari, reti stradali e autostradali, sistemi metropolitani, schemi idrici nel Mezzogiorno e Ponte sullo stretto di Messina), 1 miliardo per l’edilizia scolastica e 200 milioni per quella carceraria, per un totale di 17,8 miliardi di euro. Di questi, 8,1 miliardi sono investimenti promossi da soggetti privati (le concessionarie autostradali).
Al di là delle risorse per la Legge obiettivo stanziate dall’art. 21, co. 1 del DL 185/2008 (che secondo una stima ANCE possono generare investimenti pari a circa 2,3 miliardi), la stragrande maggioranza dei fondi pubblici disponibili (11 miliardi) è rappresentata dagli 8,7 miliardi derivanti dalla riprogrammazione della quota nazionale FAS (Fondo infrastrutture).
Quanto al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale (controllato dalla Presidenza del Consiglio e dotato di 9 miliardi), il suo finanziamento deriva esclusivamente dalla quota residua del FAS nazionale. Questa centralizzazione di risorse, lungi dal rappresentare un reale programma di misure anti-crisi, ha sospeso una serie di interventi già programmati dal Ministero per lo sviluppo economico: 2 miliardi al recupero dei siti industriali inquinati, 1,8 miliardi a nuovi contratti di sviluppo per il Mezzogiorno, 200 milioni all’estensione del programma “Industria 2015″, 800 milioni alla rete a banda larga; 700 milioni per incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili e il risparmio energetico, oltre a 100 milioni per l’avvio delle zone franche urbane.
4. Conclusione
La delibera CIPE del 6 marzo è stata propagandata dal governo come parte di un piano anti-crisi di grande portata. In realtà, siamo di fronte a qualcosa di simile al gioco delle tre carte: non ci sono risorse aggiuntive, ma solo una riprogrammazione di risorse pubbliche già stanziate (FAS nazionale, FSE regionale, ecc.) e investimenti privati già previsti:
Rimangono aperte alcune questioni rilevanti:
1) le risorse FAS inizialmente stanziate dalla finanziaria 2007 per il periodo di programmazione 2007-2013 (64,4 miliardi) sono state drasticamente ridotte (54 miliardi) e, per quanto riguarda la quota nazionale (25,4 miliardi), utilizzate per finalità differenti rispetto agli obiettivi originari: il risultato di queste scelte è lo smantellamento di quanto programmato nel Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 e un forte indebolimento delle risorse disponibili per le politiche regionali di sviluppo, con particolare riferimento al Mezzogiorno;
2) le risorse FAS sono state utilizzate dal governo come “bancomat” improprio per la copertura di interventi di valenza nazionale: è da chiarire come questa finalizzazione possa essere conciliata con il vincolo di destinare l’85% dei fondi FAS al Mezzogiorno;
3) l’utilizzabilità immediata delle risorse FAS in funzione anti-crisi è assai dubbia: la stragrande maggioranza delle risorse sono previste sulle annualità dal 2010 al 2015, mentre - in termini di bilancio dello Stato - le risorse stanziate per il 2009 sono state in gran parte impiegate a copertura di altre spese: come si evince dalla tabella successiva, al 4 maggio 2009, degli 8,4 miliardi previsti per il 2009 ne rimangono disponibili solamente 1,6; dei 9,2 miliardi per il 2010, ne restano 5,6.












