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	<title>Cambiare Rotta</title>
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	<description>Proposte per un network di opposizione</description>
	<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:08:03 +0000</pubDate>
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		<title>Carceri disumane la mozione del Pd tra denuncia e proposta</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Cambiare Rotta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[La Camera, premesso che:
- i detenuti ospitati nelle strutture carcerarie italiane sono circa 66.000, una cifra che è destinata ad aumentare nei prossimi mesi,
- si tratta di un ‘primato&#8217; mai raggiunto nella storia repubblicana che pone problemi molto rilevanti. I 206 istituti di pena possono, infatti, ‘tollerare&#8217; 64.237 detenuti nonostante, da Regolamento, non potrebbero ospitarne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Camera, premesso che:</p>
<p>- i detenuti ospitati nelle strutture carcerarie italiane sono circa 66.000, una cifra che è destinata ad aumentare nei prossimi mesi,</p>
<p>- si tratta di un ‘primato&#8217; mai raggiunto nella storia repubblicana che pone problemi molto rilevanti. I 206 istituti di pena possono, infatti, ‘tollerare&#8217; 64.237 detenuti nonostante, da Regolamento, non potrebbero ospitarne più di 43.087, come del resto confermano le dichiarazioni del direttore del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria (Dap), Franco Ionta, che, in una recente audizione in commissione Giustizia, ha parlato di ‘situazione in grado di compromettere la sicurezza del Paese&#8217;,</p>
<p>- siamo, dunque, ampiamente oltre la soglia massima di tolleranza, in una situazione di emergenza che investe l&#8217;intero territorio nazionale come ha evidenziato il Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno, ricordando &#8220;i detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi e di certo non si rieduca&#8221;,</p>
<p>- di fronte a una tanto grave situazione, anche nella recente audizione davanti alla Commissione giustizia, il dott. Ionta non ha saputo rispondere esaurientemente su tempi effettivi e fonti di finanziamento, limitandosi a ripetere (come del resto aveva già detto il ministro sin dal mese di agosto) che il Piano Carceri &#8220;costerà&#8221; circa 1 miliardo e 600 milioni di euro, dei quali sarebbero disponibili solo 250 milioni, ai quali la legge finanziaria 2010   ha aggiunto un finanziamento di soli 500 milioni di euro, per un importo complessivo che, quindi, non raggiunge la metà delle ipotizzate necessità di investimento. Peraltro, i tagli alle risorse destinate alla giustizia conseguenti alla cosiddetta finanziaria triennale dell&#8217;estate 2008 (D.L. 112/2008, convertito nella legge 133/2008), stanno causando, invece, esiziali difficoltà di gestione ed efficienza amministrativa in tutti gli istituti penitenziari, difficoltà che, in taluni casi, raggiungono punte di vera e propria «emergenza umanitaria», in palese contraddizione con i diritti costituzionalmente garantiti,</p>
<p>- diverse associazioni hanno lanciato l&#8217;allarme sulle condizioni delle carceri: dall&#8217;Unione delle camere penali, all&#8217;Associazione dei dirigenti dell&#8217;amministrazione carceraria, dal SAPPE (sindacato della polizia penitenziaria), da CGIL- CISL e UIL al Garante dei detenuti della Regione Lazio, tutti concordi nell&#8217;affermare che le condizioni attuali di vita carceraria sono spesso lontane dai normali livelli di civiltà e di rispetto della dignità del detenuto;</p>
<p>- il drammatico sovraffollamento degli istituti di pena è all&#8217;ordine del giorno in tutto il Paese, con punte molto preoccupanti in alcune realtà regionali (Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto);</p>
<p>- è evidente che il sovraffollamento sarà destinato ad aumentare sempre più se le carceri continueranno ad essere considerate il luogo in cui riversare tutti gli esclusi sociali e i soggetti deboli della società, in un regime che per nulla garantisce il rispetto del dettato costituzionale;</p>
<p>- ulteriori dati preoccupanti derivano dall&#8217;analisi dello status della popolazione detenuta. Il 50% del totale dei detenuti sono imputati in attesa di giudizio, costretti per periodi di tempo troppo lunghi a convivere fianco a fianco con i già condannati. Assolutamente insufficiente appare il ricorso alle misure alternative alla detenzione. Va ancora rilevato, più in generale, che accanto ad un sovraffollamento che è definibile come quantitativo, esiste anche un affollamento di carattere qualitativo. Esso si può ricondurre alle diverse tipologie di popolazione detenuta, ciascuna di essa portatrice di diverse istanze ed esigenze. La forzata convivenza in pochi metri quadri, per mancanza di idonee strutture, di detenuti giovani e adulti, imputati e condannati, di diverse razze e religioni, soggetti sani e con problemi psichiatrici e/o di tossicodipendenza (quando non addirittura di sieropositività; i dati più recenti dimostrano, infatti, che solo un terzo dei nuovi giunti in carcere si sottopone a screening volontario per l&#8217;accertamento del virus HIV), crea notevoli problemi di promiscuità e di tensione anche in situazioni dove l&#8217;affollamento non è particolarmente rilevante;</p>
<p>- relativamente al programma per le carceri, riguardante sia nuovi interventi edilizi che la ristrutturazione di quelli esistenti, si deve prendere atto dei ritardi di tale programma e del progressivo degrado di molti degli istituti penitenziari. Oltre alla assoluta inosservanza degli standard europei sulla dimensione e gli spazi delle celle, sono da rilevare carenze gravi nell&#8217;igiene, nell&#8217;illuminazione, nel decoro e nel clima delle celle (riscaldamento e refrigerazione); nella presenza difettosa dei presidi sanitari (infermerie, centri clinici, numero di medici), il che aggrava a sua volte le patologie più frequenti. Nonché carenze negli spazi destinati alla socialità e all&#8217;attività di studio e di lavoro dei detenuti, cui si deve aggiungere l&#8217;effetto deleterio dei recenti ulteriori tagli anche sulle mercedi e il lavoro dei custoditi. E la patente violazione, in particolare, del principio della territorializzazione della pena, così come garantito dalla inapplicata legge n. 354 del 1975 e successive modifiche, laddove all&#8217;articolo 4, stabilisce che «nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituto prossimi alla residenza delle famiglie»;</p>
<p>- preoccupano poi le frequenti segnalazioni di maltrattamenti e violenze, i casi di morte in carcere (da ultimi i casi di Stefano Cucchi e Uzoma Umeka) e quelli di suicidio. D&#8217;altronde, il citato aumento esponenziale delle aggressioni ad agenti di polizia penitenziaria, la paventata rivolta carceraria dell&#8217;estate 2009, le reiterate proteste delle associazioni sindacali del personale carcerario, sono tutti segnali di un malessere ormai ad un punto di non ritorno;</p>
<p>- d&#8217;altra parte l&#8217;aumento della popolazione carceraria risulta essere inversamente proporzionale alla presenza del personale di polizia penitenziaria. Nel 2001 erano presenti 41.608 agenti penitenziari a fronte di 53.165 detenuti, nel 2009 gli agenti sono 39.000 e i detenuti 64.859. La pianta organica della polizia penitenziaria è fissata per legge in 45.121 unità. Ci troviamo, pertanto, con circa 6.000 unità in meno, per di più rispetto ad un organico ormai certamente di per sé inadeguato. A ciò si devono sommare le carenze di personale amministrativo e l&#8217;assoluta inadeguatezza delle presenze degli assistenti sociali, degli psicologi e degli educatori. Senza parlare degli effetti negativi di una transizione senza fine dalla sanità penitenziaria alle Asl, il che si riverbera in una drastica riduzione dei servizi di cura e recupero per i detenuti;</p>
<p>Impegna il Governo:</p>
<p>a) ad affrontare concretamente, mediante una mirata e lungimirante programmazione, la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena, ponendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, allo stato dell&#8217;edilizia penitenziaria, agli spazi detentivi e a quelli comuni, in relazione anche al profilo specifico dei detenuti medesimi (tossicodipendenti e malattie psichiatriche), e la cui pericolosità sociale è ridotta ab origine; dovendosi ritenere superata l&#8217;attuale unicità del modello strutturale e organizzativo del carcere;</p>
<p>b) a disporre in tempi brevi un monitoraggio delle strutture penitenziarie esistenti al fine di individuare quelle che in una prima fase sperimentale possano prestarsi all&#8217;attivazione e espansione delle esperienze di trattamento avanzato quali quelle realizzate nell&#8217;istituto penitenziario di Milano Bollate, anche con il supporto di sistemi di controllo a distanza (cosiddetto braccialetto elettronico), opportunamente tarati per i soggetti, condannati o in misura cautelare, anche nuovi giunti, ai quali non siano attribuiti fatti-reato caratterizzati da abituale violenza;</p>
<p>c) ad ampliare la tipologia delle misure alternative in favore di quelle specificamente supportate da progetti professionalmente strutturati volti al reinserimento sociale quali l&#8217;istituto della messa alla prova, positivamente sperimentato nel campo del trattamento dei minori, ovvero di patti per il reinserimento e la sicurezza sociale  fondati su attività di giustizia riparativa a favore delle vittime dei reati, programmi di istruzione, di attività sociali e culturali, di formazione professionale e di inserimento lavorativo;</p>
<p>d) a sostenere il sistema delle misure alternative alla pena detentiva mediante un sistema di co-finanziamento dei progetti finalizzati al reinserimento sociale dei detenuti e degli internati, garantito da una parte dai fondi della Cassa delle ammende e dall&#8217;altro dalla reti integrate degli interventi e dei servizi sociali territoriali previste dalla legge 328 del 2000, anche mediante l&#8217;istituzione di centri di accoglienza per le pene alternative per i condannati che non dispongano di  supporto socio-familiare;</p>
<p>e) ad evitare il susseguirsi di interventi normativi settoriali in campo penale, volti al mero inasprimento delle pene, all&#8217;irrigidimento degli strumenti processuali che non realizzano un&#8217;efficace e coordinata azione di contrasto alla criminalità, ma acuiscono le problematiche connesse al sovraffollamento carcerario;</p>
<p>f) a sostenere, in Parlamento, una riforma di sistema che preveda la riduzione dell&#8217;area dell&#8217;illecito penale laddove riferito a comportamenti di scarso disvalore sociale con un ampliamento ed una differenziazione delle tipologie sanzionatorie, con l&#8217;affiancamento alla pena detentiva di altre pene interdittive, ma non privative delle libertà personali, irrogabili dal giudice penale di cognizione allo scopo di ridurre il ricorso alla pena detentiva, laddove non necessaria e nel contempo rendere più efficace il sistema sanzionatorio nel suo insieme, soprattutto con riferimento ai reati non gravi;</p>
<p>g) ad intensificare l&#8217;azione diplomatica per concludere accordi finalizzati a far scontare ai detenuti stranieri, per quanto possibile, la detenzione nei Paesi d&#8217;origine, nella garanzia del rispetto dei diritti fondamentali della persona;</p>
<p>h) a vigilare sull&#8217;applicazione della normativa in materia di edilizia carceraria al fine di superare l&#8217;attuale modello di istituto penitenziario per affrontare le nuove esigenze e i nuovi bisogni dei detenuti, anche nell&#8217;ambito degli interventi di ristrutturazione in corso, cui dare priorità; a garantire, nell&#8217;ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l&#8217;economicità delle opere  fissando regole rigorose per la valutazione del patrimonio dello Stato in relazione al cosiddetto project financing, evitando il ricorso a procedure straordinarie anche se legislativamente previste;</p>
<p>i) ad accertare la corretta e compiuta attuazione dei regolamenti penitenziari, in particolare per la parte concernente le garanzie dei diritti delle persone detenute nonchè a garantire la piena applicazione dell&#8217;articolo 4 della legge n. 354  del 1975 concernente il principio della territorializzazione della pena;</p>
<p>l) a verificare l&#8217;adeguatezza in proporzione alla popolazione carceraria delle piante organiche riferite non solo al personale di Polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi; avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre al turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all&#8217;attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto e sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale;</p>
<p>m) a risolvere le attuali disfunzioni della sanità penitenziaria</p>
<p>acuitesi in concomitanza della delicata fase di trasferimento delle</p>
<p>funzioni al Sistema sanitario nazionale, assicurando sia adeguate</p>
<p>risorse finanziarie alle Regioni sia prevedendo l&#8217;adozione, da parte</p>
<p>delle Regioni stesse, di modelli organizzativi adeguati alla</p>
<p>specificità del contesto carcerario che sconta, oltre la</p>
<p>particolarità delle patologie, specifiche ed inderogabili esigenze di</p>
<p>sicurezza; ad affrontare una buona volta le cause dell&#8217;elevato numero</p>
<p>di morti e di suicidi in carcere ed i fenomeni di autolesionismo e di</p>
<p>violenza in genere; ad affrontare con nuovi strumenti normativi il</p>
<p>problema dei detenuti tossicodipendenti, in particolare valutando la</p>
<p>possibilità che l&#8217;esecuzione della pena avvenga in istituti a custodia</p>
<p>attenuata, idonei all&#8217;effettivo svolgimento di programmi terapeutici</p>
<p>e socio-riabilitativi;</p>
<p>n) ad assicurare, con adeguati provvedimenti organizzativi e di finanziamento, l&#8217;attuazione del diritto allo studio e al lavoro in carcere;</p>
<p>o) a garantire l&#8217;effettiva destinazione alla realizzazione dei programmi di riabilitazione e reinserimento sociale dei condannati, dei fondi a ciò vincolati della Cassa delle Ammende;</p>
<p>p) a favorire l&#8217;approvazione di una legge per l&#8217;istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti ossia di un soggetto che possa lavorare in coordinamento con i garanti regionali e comunali e con la magistratura di sorveglianza, in modo da integrare quegli spazi di intervento rispetto alle diffuse situazioni di difficoltà del nostro sistema carcerario, che non possono essere risolte in via giudiziaria;</p>
<p>q) all&#8217;applicazione concreta della legge 22 giugno 2000, n. 193, la cosiddetta Legge Smuraglia, al fine di incentivare la trasformazione degli Istituti penitenziari da meri luoghi di permanenza di persone in condizioni di prevalente e permanente inerzia di per sé distruttiva, in soggetti economici capaci di svolgere parte attiva e competitiva sul mercato anche al fine di autoalimentare le risorse economico-finanziarie necessarie per operare riducendo così gli oneri a carico dello Stato e quindi della collettività;</p>
<p>r) ad eliminare gli ostacoli che ancora non permettono alle madri e ai loro piccoli, quelli di età compresa tra zero a tre anni, di scontare la pena detentiva in un luogo diverso dal carcere; nonché ad istituire le case famiglia protette, al di fuori delle strutture penitenziarie, da considerarsi una forma detentiva privilegiata quando sia indirettamente coinvolto un bambino.</p>
<p>FRANCESCHINI</p>
<p>VENTURA</p>
<p>MARAN</p>
<p>VILLECCO CALIPARI</p>
<p>AMICI</p>
<p>BOCCIA</p>
<p>GIACHETTI</p>
<p>LENZI</p>
<p>QUARTIANI</p>
<p>ROSATO</p>
<p>FERRANTI</p>
<p>ORLANDO Andrea</p>
<p>MELIS</p>
<p>SAMPERI</p>
<p>TIDEI</p>
<p>TOUADI</p>
<p>BERNARDINI</p>
<p>CAPANO</p>
<p>CAVALLARO</p>
<p>CIRIELLO</p>
<p>CONCIA</p>
<p>CUPERLO</p>
<p>FARINA Gianni</p>
<p>ROSSOMANDO</p>
<p>TENAGLIA</p>
<p>VACCARO</p>
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		<title>Cambiamo di rotta nell’interesse delle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 13:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Velo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni si è aperto un interessante dibattito sulle donne, sull&#8217;immagine che se ne dà, sulla deriva culturale in atto nel nostro Paese. Da una parte le vicende che hanno come protagonisti il Presidente del Consiglio e tante giovani donne, dall&#8217;altra il messaggio della donna italiana veicolato dalla TV.
Sta passando l&#8217;idea per cui le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/veline.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-446" title="veline" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/veline-150x150.jpg" alt="veline" width="150" height="150" /></a>In questi giorni si è aperto un interessante dibattito sulle donne, sull&#8217;immagine che se ne dà, sulla deriva culturale in atto nel nostro Paese. Da una parte le vicende che hanno come protagonisti il Presidente del Consiglio e tante giovani donne, dall&#8217;altra il messaggio della donna italiana veicolato dalla TV.<br />
Sta passando l&#8217;idea per cui le donne possono raggiungere un obiettivo nella vita solo attraverso l&#8217;uso del proprio corpo, con l&#8217;ovvia conseguenza che solo una donna bella può avere successo. Da qui l&#8217;ossessione per l&#8217;eterna giovinezza, per la bellezza, una bellezza stereotipata e senza fantasia. Questa discussione sta coinvolgendo soprattutto donne impegnate in politica, nel sociale, intellettuali.<br />
E allora mi chiedo: perché tante donne non vivono con disagio questo clima, perché in tante non ritengono che si debba reagire, cosa dobbiamo fare? Intanto occorre parlare, discutere tra noi, fra quelle che questo disagio lo sentono. Poi parlare con le &#8220;altre&#8221;, con quelle che non sono impegnate in politica e nel sociale o che hanno prestigio e successo e tuttavia sentono queste nostre riflessioni come lontane da loro. E qui diventa tutto più complicato perché rischiamo di apparire come le moralizzatrici, distanti dalle aspirazioni delle donne di oggi, che vogliono legittimamente essere soddisfatte della propria immagine; allora dobbiamo provare a capire come queste aspirazioni possano avere uno valore per noi stesse e non per gli altri, con la consapevolezza e l&#8217;orgoglio dell&#8217;autodeterminazione.<br />
Occorre parlare con le donne soprattutto della loro condizione materiale, del lavoro che non c&#8217;è e che, quando c&#8217;è, premia soprattutto gli uomini, della fatica di conciliare famiglia e carriera, dei servizi inadeguati. Parlare di come acquisire come donne la consapevolezza che aspirare al potere, cioè ad occupare le posizioni in cui si decide, è una legittima aspirazione del genere umano, di cui anche le donne devono essere portatrici. Infine bisogna parlare agli uomini, a quelli culturalmente e politicamente più vicini a questa sensibilità, &#8220;costringerli&#8221; a condividere con noi la riflessione, perché spesso hanno poco compreso la nostra indignazione, talvolta addirittura si sono infastiditi; non è un problema solo delle donne porre un argine alla deriva culturale del nostro Paese.<br />
In un&#8217;epoca in cui la voce delle donne nel mondo è assordante, Michelle Obama, le studentesse Iraniane, Sonia Ghandi, Angela Merkel, in cui tante italiane si stanno facendo strada nelle professioni e nella cultura, se c&#8217;è stata un&#8217;afonia questa ha riguardato noi che abbiamo responsabilità politiche e istituzionali e militiamo nell&#8217;area progressista, noi che spesso abbiamo acconsentito al rito dell&#8217;omologazione e della cooptazione senza opporci. Oggi siamo alla vigilia di un importante appuntamento politico che è il congresso del PD e vorrei che questa fosse un&#8217;occasione per un cambiamento di rotta anche nell&#8217;interesse delle donne.</p>
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		<title>Il comune di Roma condona le multe con i soldi nostri !</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 20:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Cambiare Rotta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Da Roma]]></category>

		<category><![CDATA[Dai Territori]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel decreto anticrisi c&#8217;è una norma che permette di condonare le multe pagando l&#8217;importo iniziale più il 4%.Ogni comune sarà libero di procedere o meno con il condono La norma è stata inserita con un emendamento del On De Leo  il quale è ,vedi la coincidenza, anche assessore al bilancio del comune di Roma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/vigile1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-442" title="vigile1" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/vigile1-150x150.jpg" alt="vigile1" width="150" height="150" /></a>Nel decreto anticrisi c&#8217;è una norma che permette di condonare le multe pagando l&#8217;importo iniziale più il 4%.Ogni comune sarà libero di procedere o meno con il condono La norma è stata inserita con un emendamento del On De Leo  il quale è ,vedi la coincidenza, anche assessore al bilancio del comune di Roma. Indovinate un po&#8217; qual è il primo comune italiano a condonare ? Roma !</p>
<p>l&#8217;assessore capitolino Leo  commenta così:<br />
&#8220;I romani possono andare in vacanza tranquilli se c&#8217;è stata prescrizione ovviamente non dovranno pagare nulla, mentre se non c&#8217;è stata al loro ritorno pagheranno soltanto la sanzione base come se la stessero onorando entro i 60 giorni&#8221;.<br />
Si tratta di una sanatoria per tutte le multe ricevute fino al 31 dicembre 2004, comprese quelle con ingiunzione di pagamento già emessa.<br />
I cittadini potranno saldare il proprio debito senza pagare gli interessi maturati nel tempo ma solo aggiungendo un 4% per l&#8217;agente incaricato della riscossione a titolo di rimborso.<br />
Ovviamente la norma, ha validità nazionale e prevede che possa essere ampliata dai singoli Comuni con provvedimenti aggiuntivi; a tal proposito il Comune di Roma ha già annunciato che per le multe relative al 2005 potrà essere concessa una rateizzazione fino a 30 rate (per importi fino a 5.000 non si dovrà neanche certificare il proprio reddito) mentre per gli anni successivi, dal 2006 in poi.<br />
per quanto riguarda la capitale saranno tra i 400 ed i 600mila gli automobilisti a beneficiarne.<br />
&#8220;Ringrazio l&#8217;assessore Leo per essere riuscito a far approvare questo emendamento, grazie al suo impegno parlamentare - ha detto il sindaco Gianni Alemanno -<br />
Anche a Palermo ci stanno pensando.. Secondo una prima ricognizione, per quanto riguarda il periodo 2000-2004, per il quale lo Stato potrebbe consentire il condono, il Comune deve ancora incassare 61,9 milioni di euro: una cifra record che fa balzare Palermo al quarto posto nella classifica nazionale dei Comuni che aspettano d&#8217; incassare verbali. In testa si piazza Roma, con 304 milioni di euro di multe non incassate, al secondo Napoli con 240 milioni e al terzo Torino con 81 milioni di euro.<br />
Per la cronaca un anno fa il governa ripianato debiti dei comuni di Roma e di Palermo con 500 e 200 milioni di euro.  Cioè noi abbiamo pagato per gli automobilisti romani !!!!!!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; in gioco la libertà di tutti</title>
		<link>http://cambiarerotta.org/news/e-in-gioco-la-liberta-di-tutti/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 13:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Zampa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il primo settembre ho visto e ascoltato al Tg1 delle 20 le parole di Silvio Berlusconi da Danzica. Parole senza rispetto per il direttore di Avvenire, Boffo. Parole minacciose e ingiuriose nei confronti di Repubblica e del suo direttore Ezio Mauro. Non si può assistere in silenzio a quanto sta accadendo. Non si può restare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/3357-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-436" title="3357-1" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/3357-1-150x150.jpg" alt="3357-1" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Il primo settembre ho visto e ascoltato al Tg1 delle 20 le parole di Silvio Berlusconi da Danzica. Parole senza rispetto per il direttore di Avvenire, Boffo. Parole minacciose e ingiuriose nei confronti di Repubblica e del suo direttore Ezio Mauro. Non si può assistere in silenzio a quanto sta accadendo. Non si può restare immobili difronte all&#8217;aggressione in corso da parte del governo e della sua maggioranza alla libertà di informazione e all&#8217;esercizio del legittimo diritto di critica. Ricatti, intimidazioni, minacce, disinformazione. Stiamo davvero vivendo una brutta pagina della storia del nostro paese. Confesso che lo spettacolo lascia attoniti: gente che si rotola nel fango. E si vorrebbe starne lontano sperando che la gente provi lo stesso ribrezzo e capisca cosa c&#8217;è in gioco.<br />
Ma non si può tacere. Nessuno può volgere lo sguardo da un&#8217;altra parte. Tanto meno può farlo chi siede in parlamento, il luogo della democrazia, la casa della libertà.<br />
È tempo di una reazione e di una mobilitazione delle coscienze. Non si può contare su gran parte dell&#8217;informazione prodotta dalla televisione pubblica.<br />
Con eccezione della terza rete abbiamo a che fare con telegiornali che nascondono e disinformano. La vicenda che ha riguardato Boffo, va annoverata tra le più ignobili pagine del giornalismo italiano.<br />
Considero umiliante e non dignitoso che un giornalista si possa ridurre ai ricatti e alle intimidazioni come ha fatto Feltri.<br />
Mi pare che l&#8217;editoriale con cui ha spiegato le ragioni della sua guerra a Boffo parli da sé. Abbiamo voluto dargli una lezione, c&#8217;è scritto in sostanza. I fascisti facevano così. I mafiosi lo fanno ancora.<br />
Feltri lo ha fatto al solo scopo di difendere l&#8217;indifendibile. Per i fatti che lo riguardano è tempo che il presidente del consiglio venga in parlamento per riferire.<br />
Noi del Pd lo abbiamo chiesto con una interrogazione. Lo deve all&#8217;opinione pubblica come Repubblica gli ricorda da tempo.<br />
Ora in gioco c&#8217;è di più ancora. In gioco c&#8217;è la libertà di tutti. Dobbiamo esserci.</p>
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		<title>Un congresso identitario</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 12:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Velo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il PD affronta il suo primo congresso in un contesto molto difficile per l&#8217;Italia.
Da una parte la crisi economica che avrà ancora pesanti effetti sul sistema produttivo e sull&#8217;occupazione, dall&#8217;altra una evidente crisi istituzionale, causata dalle vicende del Presidente del Consiglio che pesano sull&#8217;autorevolezza del governo italiano e sulla credibilità del nostro Paese.
Questo congresso, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/3047031536_05cb308db0_b.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-432" title="3047031536_05cb308db0_b" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/09/3047031536_05cb308db0_b-150x150.jpg" alt="3047031536_05cb308db0_b" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Il PD affronta il suo primo congresso in un contesto molto difficile per l&#8217;Italia.<br />
Da una parte la crisi economica che avrà ancora pesanti effetti sul sistema produttivo e sull&#8217;occupazione, dall&#8217;altra una evidente crisi istituzionale, causata dalle vicende del Presidente del Consiglio che pesano sull&#8217;autorevolezza del governo italiano e sulla credibilità del nostro Paese.<br />
Questo congresso, che arriva dopo una fase lunga e concitata in cui il PD ha affrontato le tappe forzate della sua nascita contemporaneamente alle tante scadenze elettorali, è il vero congresso costituente<br />
C&#8217;è giustamente preoccupazione tra i militanti per il clima congressuale; dobbiamo però affrontare questa tappa con orgoglio, perché il nostro è l&#8217;unico partito in cui si può aprire una vera discussione democratica e che ha una leadership contendibile.<br />
Il congresso dovrà definire il profilo identitario ed il modello organizzativo del PD, quale principale partito dell&#8217;attuale opposizione, ma soprattutto quale partito capace di rappresentare un&#8217;alternativa all&#8217;attuale maggioranza.<br />
Le vicende che hanno caratterizzato il PD dalla sua nascita ad oggi hanno dimostrato che il modello di partito liquido, basato sul rapporto diretto tra leader ed elettori, in cui non si riconosce il ruolo di una classe dirigente diffusa, non funziona. È necessario prendere atto degli errori fatti e ripensare ad un partito che, tenendo conto della società che cambia, sia comunque radicato nel territorio, presente tra la gente, nei luoghi di lavoro, che abbia una rete diffusa di iscritti, militanti e simpatizzanti.<br />
Un partito aperto che si doti di strumenti moderni di partecipazione quali le primarie, un partito che sia  riconosciuto come  un luogo collettivo di elaborazione e di appartenenza, dove si discuta di tutto e non solo di statuti e regolamenti.<br />
Un partito in cui ci sia una forte spinta al rinnovamento della classe dirigente, soprattutto nazionale, non attraverso la scorciatoia della cooptazione mediatica, ma valorizzando i tanti giovani dirigenti che nei territori hanno maturato la loro esperienza.<br />
C&#8217;è bisogno di un PD che punti alla modernizzazione del Paese, smantellando le rendite di posizione e valorizzando i talenti troppo spesso soffocati nella società italiana.<br />
Un partito che esprima linguaggi e proposte che parlino a tutta la società, scegliendo obiettivi chiari; che si rivolga ai ceti produttivi, lavoro e impresa, sempre più spesso inclini a scelte elettorali diverse; in questo senso un partito popolare.<br />
Un partito che riconosca il valore fondamentale che hanno per lo sviluppo di una società moderna la piena affermazione dei diritti civili, la valorizzazione delle donne, la libertà di ricerca scientifica.<br />
Per questi motivi, ma anche per le sue competenze e per lo spirito unitario che esprime sosterrò la candidatura di Bersani a Segretario Nazionale e con la stessa convinzione quella di Manciulli a segretario Regionale, sperando che entrambi raccolgano un&#8217;ampia maggioranza di consensi tra iscritti ed elettori.</p>
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		<title>DPF 2010-2013: l&#8217;intervento in Aula alla Camera</title>
		<link>http://cambiarerotta.org/economia-e-lavoro/dpf-2010-2013-lintevento-in-aula-alla-camera/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 08:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovico Vico</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Al sud prima Berlusconi toglie poi finge di dare-
Per il secondo anno consecutivo del Governo Berlusconi nel DPEF manca il Mezzogiorno d&#8217;Italia.
Non ci deve meravigliare. Questo Governo ha spostato una parte consistente delle risorse finanziarie FAS del Mezzogiorno nelle aree a più alto tasso di sviluppo, inaugurando così un modello redistributivo delle risorse funzionale alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/08/500-euro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-429" title="500-euro" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/08/500-euro-150x150.jpg" alt="500-euro" width="150" height="150" /></a>Al sud prima Berlusconi toglie poi finge di dare-</p>
<p>Per il secondo anno consecutivo del Governo Berlusconi nel DPEF manca il Mezzogiorno d&#8217;Italia.<br />
Non ci deve meravigliare. Questo Governo ha spostato una parte consistente delle risorse finanziarie FAS del Mezzogiorno nelle aree a più alto tasso di sviluppo, inaugurando così un modello redistributivo delle risorse funzionale alla ristrutturazione di una sola parte ,quella più ricca, del Paese.<br />
Nel 2009 il Governo Berlusconi ha accentuato enormemente la pratica di utilizzare le disponibilità del FAS (fondo sviluppo aree sottosviluppate) come bancomat. Gli stanziamenti FAS del bilancio dello Stato hanno subito decurtazioni pari a 16,4 miliardi nel periodo 2008-2011; ad essi si sono aggiunti i 4 miliardi per gli ammortizzatori e, infine, i 4 miliardi per il terremoto in Abruzzo.<br />
Ora, il Governo, anzi il Presidente del Consiglio annuncia attraverso la stampa un piano per il Mezzogiorno.<br />
Leggiamo di un solenne impegno non verso il Parlamento ma assunto nei confronti dell&#8217;onorevole Micciché e del presidente Lombardo. Trattasi - dice il comunicato - di destinazione di 18 miliardi di euro di FAS regionale e interregionale per il Mezzogiorno. Si aggiunge 7-8 miliardi di euro per le infrastrutture e, forse, un Ministero per il Mezzogiorno.<br />
Si tratta solo di rendere il maltolto! O forse siamo ancora agli spot?<br />
Dal ponte dello stretto di Messina al corridoio numero 1 Berlino-Palermo, dal corridoio numero 8 all&#8217;alta velocità Napoli-Bari, dall&#8217;adeguamento della statale ionica al trasporto urbano meridionale, fino ad ora non ne abbiamo rilevato traccia in nessun atto parlamentare e di Governo, a partire dagli atti del CIPE (vedi l&#8217;ultimo del 26 giugno), in questo DPEF e neanche, per dirne uno fra i tanti, sul piano strategico delle infrastrutture.<br />
Rregioni come la Puglia e la Sicilia hanno presentato già da maggio scorso i piani attuativi regionali e gli stessi non sono stati ancora autorizzati ed  è urgente mettere in circolazione quelle risorse finanziarie trattenute e le opere pubbliche per attenuare i crampi della crisi nel Paese e nel Mezzogiorno.</p>
<p>ricordo che il sud è un&#8217;area vasta ed articolata composta da 8 regioni, 41 province, con 21 milioni di abitanti (il 35,6 per cento del nostro Paese), con una superficie di 124 mila chilometri quadri (il 46 per cento del nostro Paese) ma con un PIL più debole (solo il 26,9 di quello del Paese), e con un PIL pro capite del 23,7 per cento..<br />
La spesa pubblica pro capite nel Mezzogiorno è stata nel 2008 di 10.490 euro, inferiore rispetto ai 12.300 euro pro capite del centro-nord.<br />
La quota del Mezzogiorno sulla spesa in conto capitale è stimata nel 2008 al 34,9 per cento; una percentuale ben più bassa del 41,1 per cento del 2001 e lontanissima dall&#8217;obiettivo del 45 per cento come stabilito per legge. La legge di cui parlo è la legge 5 maggio 2009, n. 42, più nota come federalismo fiscale.! Non chiediamo privilegi, chiediamo giustizia.</p>
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		<title>Ferragosto in carcere</title>
		<link>http://cambiarerotta.org/news/ferragosto-in-carcere/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 13:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Misiani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
A Ferragosto 154 parlamentari entreranno nelle carceri italiane.
Se nell&#8217;estate 2006 l&#8217;indulto (che ha prodotto effetti meno negativi di quanto comunemente ritenuto,
come dimostrano i recenti studi di Drago, Galbiati e Vertova e di Torrente) aveva permesso di
ridurre fortemente il numero di detenuti presenti - passati da 60.710 nel luglio 2006 a 38.326 nel  settembre dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/08/carcere-thumb.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-423" title="carcere-thumb" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/08/carcere-thumb-150x150.jpg" alt="carcere-thumb" width="150" height="150" /></a></p>
<p>A Ferragosto 154 parlamentari entreranno nelle carceri italiane.</p>
<p>Se nell&#8217;estate 2006 l&#8217;indulto (che ha prodotto effetti meno negativi di quanto comunemente ritenuto,<br />
come dimostrano i recenti studi di Drago, Galbiati e Vertova e di Torrente) aveva permesso di<br />
ridurre fortemente il numero di detenuti presenti - passati da 60.710 nel luglio 2006 a 38.326 nel  settembre dello stesso anno - da allora la popolazione carceraria ha ripreso a crescere senza tregua,<br />
superando le 50 mila unità nel febbraio 2008, quota 60 mila nel febbraio 2009 e il livello preindulto  a marzo 2009. La situazione attuale è la seguente:</p>
<p>Capienza e detenuti presenti all&#8217;11 agosto 2009<br />
Capienza regolamentare 43.327<br />
Capienza tollerabile 64.111<br />
Detenuti presenti 63.557<br />
In 12 regioni su 20 il numero dei detenuti ha superato la capienza tollerabile. I detenuti stranieri  sono il 36,9% del totale, quelli in attesa di giudizio il 47,9%. La capienza regolamentare (43.327 unità) è rimasta sostanzialmente analoga a quella pre-indulto (43.213 unità al 31 luglio 2006).<br />
Una recente inchiesta del quotidiano Avvenire evidenzia come in molte realtà le condizioni di detenzione siano critiche, con &#8220;celle di tre metri per tre in cui vivono, branda su branda, fino a 12 persone, costrette a rascorrere nove-dieci ore al giorno in quello spazio&#8221;.<br />
Secondo il dossier &#8220;Morire di carcere&#8221; pubblicato sul sito internet www.ristretti.it nei primi sette mesi del 2009 si sono tolti la vita 45 detenuti (rispetto ai 29 dello stesso periodo del 2008) e a fine anno probabilmente avremo il numero più alto di detenuti suicidi mai registrato nelle carceri.<br />
Il 5 agosto 2009 l&#8217;Italia è stata condannata dalla Corte dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo al risarcimento di 1.000 euro a Izet Sulejmanovic, un cittadino bosniaco condannato per furto<br />
aggravato a due anni di detenzione. Secondo i giudici durante il tempo trascorso nel carcere romano  di Rebibbia l&#8217;uomo è stato vittima di trattamenti inumani e degradanti: era infatti detenuto in una<br />
cella di circa 16 metri quadrati assieme ad altri 5 condannati, disponendo di una superficie di gran  lunga minore rispetto a quella prevista dal Comitato per la prevenzione della tortura.<br />
Con il governo Berlusconi la situazione è ulteriormente peggiorata: da fine maggio 2008   (52.613 detenuti presenti) all&#8217;11 agosto 2009 la popolazione carceraria è aumentata di ben 10.944  unità, con un incremento mensile medio di circa 750 detenuti, mentre la capienza regolamentare è<br />
aumentata marginalmente. Sotto il profilo normativo, l&#8217;esecutivo di centrodestra ha attribuito  priorità assoluta a provvedimenti come il cosiddetto &#8220;lodo Alfano&#8221; (la legge 124/2008) e il progetto  di legge sulle intercettazioni (A.C. 1415), ma non alle misure indispensabili per evitare il<br />
sovraffollamento carcerario (i sindacati della polizia penitenziaria auspicano da tempo l&#8217;espansione  dell&#8217;esecuzione penale esterna). Dal punto di vista delle risorse umane e finanziarie, con la manovra  finanziaria dell&#8217;estate 2008 il Ministero della giustizia (e, al suo interno, il DAP - Dipartimento<br />
Amministrazione Penitenziaria) ha subìto tagli senza precedenti. La relazione del DAP di fine  gennaio 2009 ha espresso &#8220;riserve e perplessità sulla possibilità che il bilancio che oggi impegna  l&#8217;azione dell&#8217;Amministrazione penitenziaria possa consentire l&#8217;assolvimento della propria missionefondamentale&#8221;. Riserve più che giustificate, visto l&#8217;andamento degli stanziamenti per  l&#8217;amministrazione penitenziaria:</p>
<p>Amministrazione penitenziaria - Bilancio di previsione<br />
Anno Milioni Indice 2008=100<br />
2008 2875,5 100,0<br />
2009 2552,1 88,8<br />
2010 2567,4 89,3<br />
2011 2495,2 86,8</p>
<p>Quali fondi per l&#8217;edilizia carceraria?<br />
Per rinnovare e ampliare la capacità del vetusto sistema penitenziario italiano sono necessari ingenti  investimenti. Secondo la relazione del DAP per realizzare un nuovo penitenziario ex-novo da 200  posti servono circa 45 milioni e almeno 5 anni, mentre la realizzazione di un padiglione da 200<br />
posti in un penitenziario esistente richiede circa 10 milioni.<br />
Per la costruzione di nuove carceri (competenza: Ministero delle Infrastrutture), dopo gli anni di  vacche magre del centrodestra, il governo Prodi aveva stanziato 70 milioni per il triennio 2008- 2010. Con i decreti-legge finanziari dell&#8217;estate 2008 il governo Berlusconi ha sostanzialmente  azzerato queste risorse riducendole a 10,5 milioni. I 59,5 milioni tagliati sono andati a finanziare  l&#8217;abolizione ICI prima casa (55 milioni) e a copertura della manovra estiva (i rimanenti 4,5 milioni).<br />
Ci sono voluti alcuni mesi per cambiare rotta, attraverso il comma 7 dell&#8217;art. 44-bis del decretolegge  207/2008 (che ha aperto la strada all&#8217;utilizzo dei fondi della Cassa ammende per progetti di  edilizia penitenziaria) e la delibera CIPE del 6 marzo 2009 (che ha assegnato all&#8217;edilizia carceraria<br />
200 milioni di fondi FAS destinati al Fondo infrastrutture).<br />
Le risorse disponibili per l&#8217;ampliamento delle carceri esistenti (competenza: Ministero della  Giustizia) hanno subìto anch&#8217;esse i tagli del governo Berlusconi, che ha ridotto gli stanziamenti  da 111 milioni (2008) a 78,5 (2009). Secondo la relazione del DAP servirebbero molti più soldi:<br />
almeno 200 milioni annui tra il 2009 e il 2011.<br />
Un piano-carceri velleitario<br />
A fronte di una situazione di sovraffollamento sempre più grave, a fine gennaio 2009 il Ministro  della Giustizia Angelino Alfano ha annunciato la presentazione di un &#8220;piano carceri&#8221; per la  realizzazione di nuove infrastrutture penitenziarie e l&#8217;aumento della capienza di quelle esistenti. Ad<br />
oggi, il piano vero e proprio non è stato ancora varato dal Consiglio dei Ministri. Esiste invece un  programma di massima datato 27 aprile 2009 e redatto dal Capo del DAP Franco Ionta (nominato  Commissario straordinario ai sensi del comma 1 dell&#8217;art. 44-bis del decreto-legge 207/2008).<br />
Obiettivo del programma è l&#8217;aumento di 17.129 posti la capacità degli istituti penitenziari con  un investimento complessivo di 1.590,7 milioni, attraverso l&#8217;ampliamento di istituti esistenti con la  realizzazione di 48 nuovi padiglioni e la ristrutturazione di 2 istituti (9.484 posti per 410,7 milioni),<br />
nonché la realizzazione di 24 nuove case circondariali (7.645 posti per 1.180 milioni). I posti  detentivi aggiuntivi sono così suddivisi, in relazione alle modalità di finanziamento:<br />
- 4.605 posti derivanti da interventi già provvisti di finanziamento (205,7 milioni);<br />
- 6.201 posti derivanti da interventi con finanziamento individuato (405 milioni), di cui: fondi<br />
della Cassa ammende (2.600 posti per 130 milioni); fondi di bilancio (1.500 per 75 milioni);<br />
fondi FAS (1.201 per 200 milioni); finanza di progetto (500 posti), permuta e cessione di<br />
immobili (400 posti), locazione finanziaria, mutui Cassa depositi e prestiti, fondi dell&#8217;ex<br />
Dike Aedifica S.p.a.;<br />
- 6.323 posti derivanti da interventi con fondi da individuare (980 milioni).</p>
<p>Il programma di massima presentato da Ionta presenta una serie di rilevanti punti critici.<br />
Il primo nodo è legato alla stima dei costi e alla disponibilità dei finanziamenti:<br />
- il costo medio di realizzazione dei nuovi istituti penitenziari che si desume dal  programma (154 mila euro a posto) potrebbe essere sottostimato, poiché è  significativamente inferiore alle cifre fornite dall&#8217;Ufficio Tecnico per l&#8217;Edilizia penitenziaria  e Residenziale di Servizio nella relazione del DAP (225 mila euro a posto per un nuovo  istituto da 200 posti).<br />
- la gran parte delle risorse necessarie per il piano non sono disponibili: mancano 980  milioni (il 61,6% del totale) da cui dipende la realizzazione di 6.323 posti aggiuntivi (il  36,9% del totale). La probabilità che questi finanziamenti vengano reperiti in tempi brevi  appare piuttosto bassa, data la difficile condizione dei conti pubblici.<br />
- alcuni interventi (per 900 posti complessivi) dipendono dal reperimento di risorse attraverso  permute o finanza di progetto (&#8221;project financing&#8221;). Su quest&#8217;ultima modalità di  finanziamento la relazione del DAP ha espresso molte perplessità, evidenziando come le  proposte di realizzazione di istituti penitenziari in project financing &#8220;sono risultate  impraticabili in quanto non sostenibili per la parte finanziaria a carico dello Stato&#8221; poiché<br />
&#8220;i servizi appaltabili al privato sono marginali e, comunque, insufficienti a produrre redditi  di gestione tali da consentire il rientro dei cospicui capitali investiti.&#8221; Secondo il DAP &#8220;in  pratica, l&#8217;operazione si dimostra fattibile qualora lo Stato partecipi al finanziamento  dell&#8217;opera nella fase di costruzione con un cospicuo contributo finanziario pari al 60-70%<br />
del costo di costruzione e, in fase di funzionamento, con una rata annuale mediamente di 4- 5 milioni di euro, per un periodo determinato in 30 anni per piccoli penitenziari ed in 40  anni per quelli grandi.&#8221;<br />
- la disponibilità di cassa dei fondi FAS (200 milioni) appare assai problematica nel  breve termine;<br />
- il ricorso alla Cassa ammende per il finanziamento dell&#8217;edilizia carceraria (reso possibile  dal comma 7 dell&#8217;art. 44-bis del decreto-legge 207/2008) è molto discutibile, poiché sottrae  quasi tutte le risorse della Cassa (130 milioni su 150) agli scopi di carattere sociale a cui  erano inizialmente destinate (il finanziamento di programmi di assistenza e reinserimento<br />
dei detenuti).<br />
Il secondo punto critico è legato alla tempistica del piano-carceri. Se tutto andasse per il verso  giusto (un esito piuttosto raro, nel campo dei lavori pubblici), al termine del 2010 si avrebbero  2.988 posti aggiuntivi e a fine 2012 altri 7.724. Numeri ambiziosi ma del tutto insufficienti a tenere<br />
il passo della popolazione carceraria. Con un ritmo di incremento come quello dell&#8217;ultimo anno  (oltre 700 detenuti in più ogni mese) a fine 2012 si avrebbe infatti una capienza di 53.889 posti a  fronte di un numero di detenuti presenti aumentato a circa 84.000. L&#8217;eccedenza rispetto alla<br />
capienza regolamentare salirebbe così da 20.410 unità (luglio 2009) a circa 30.000 (dicembre 2012).</p>
<p>Il terzo elemento critico riguarda il personale necessario per far funzionare le nuove strutture.<br />
Secondo i dati riportati nella relazione del DAP, a fine 2008 il personale di Polizia penitenziaria in  forza era pari a 40.494 unità, a fronte di un organico previsto in 45.109 unità (4.615 posti vacanti).<br />
Alla stessa data il personale del comparto ministeri in forza era di 6.003 unità, contro un organico  teorico di 8.872 unità (2.869 posti vacanti). A breve termine la situazione non può che peggiorare,  visto che gli stanziamenti previsti per gli stipendi del corpo di Polizia penitenziaria sono stati ridotti  da 1.254 milioni nel 2008 a 1.211,8 milioni nel 2009 (-3,4%) e le risorse per gli stipendi del  personale amministrativo del DAP sono a loro volta diminuite da 200,6 a 194,3 milioni (-3,1%). In  assenza di nuove assunzioni e, soprattutto, di una migliore organizzazione del personale, queste  carenze di organico - che già oggi impediscono l&#8217;apertura di alcune strutture già realizzate - rischiano di rendere lettera morta il programma di edilizia penitenziaria. Lo stesso documento  del DAP di fine aprile 2009 sottolinea come &#8220;sembra sempre più urgente riflettere sulla previsione<br />
di un piano straordinario di assunzioni&#8221;. Questa &#8220;riflessione&#8221; ha portato il sottosegretario Caliendo,  pochi giorni fa, a promettere l&#8217;assunzione di 5 mila nuovi agenti di Polizia penitenziaria&#8230;.<br />
Conclusioni: la necessità di politiche alternative<br />
Le carceri scoppiano oltre la soglia di tollerabilità. Il governo Pdl-Lega Nord, fautore di una  crescente penalizzazione dei comportamenti e carcerizzazione dei reati, ha risposto a questa  emergenza puntando ad aumentare la capienza del sistema penitenziario. L&#8217;ambizioso piano-carceri<br />
del ministro Alfano appare però quantomeno velleitario: nettamente insufficiente rispetto alla  crescita geometrica del numero dei detenuti, è destinato a rimanere in gran parte lettera morta a  causa della carenza di risorse finanziarie e umane, aggravata dai tagli di bilancio decisi per il<br />
triennio 2009-2011. Per affrontare credibilmente la condizione critica del sistema penitenziario  italiano è perciò necessario mettere in atto interventi efficaci in tempi più ravvicinati. Tra le diverse  proposte avanzate da varie realtà in questi mesi vanno ricordate:<br />
- un maggiore ricorso alle misure alternative (potrebbero accedervi 19 mila detenuti);<br />
- l&#8217;incremento del grado di attuazione (attualmente minimale) della norma che prevede  l&#8217;applicazione della misura alternativa dell&#8217;espulsione per i detenuti stranieri con pena,  anche residua, inferiore ai due anni, affinché la scontino nei Paesi d&#8217;origine;<br />
- la riduzione dei tempi di custodia cautelare e delle pene per spaccio da parte dei  tossicodipendenti e l&#8217;esclusione del carcere per gli stranieri che non ottemperano al decreto  di espulsione;<br />
- la definizione di un limite agli ingressi in carcere in relazione ai detenuti già presenti, con la  creazione di &#8220;liste d&#8217;attesa&#8221; (come avviene negli Stati Uniti) e disponendo nel frattempo gli  arresti domiciliari;<br />
- l&#8217;uso dei militari per alcune funzioni di sorveglianza nelle carceri</p>
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		<title>Dpef 2010-2013: L&#8217; intervento in Aula alla Camera</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Misiani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[
Signor Presidente,
come ha giustamente detto il collega Marchi, questo Dpef meriterebbe un sottotitolo. Personalmente, lo chiamerei &#8220;Manuale per tirare a campare&#8221;.
L&#8217;Italia sta soffrendo la peggiore recessione dal dopoguerra. Anche i dati del Governo lo riconoscono, perché le pessime cifre del Dpef sono identiche a quelle dei &#8220;corvi&#8221; di cui parlava qualche tempo fa il ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/07/500-euro1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-417" title="500-euro1" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/07/500-euro1-150x150.jpg" alt="500-euro1" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Signor Presidente,</p>
<p>come ha giustamente detto il collega Marchi, questo Dpef meriterebbe un sottotitolo. Personalmente, lo chiamerei &#8220;Manuale per tirare a campare&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Italia sta soffrendo la peggiore recessione dal dopoguerra. Anche i dati del Governo lo riconoscono, perché le pessime cifre del Dpef sono identiche a quelle dei &#8220;corvi&#8221; di cui parlava qualche tempo fa il ministro Scajola: Pil a -5,2 per cento, consumi a -1,5 per cento, investimenti a -11,6 per cento, esportazioni a -19,2 per cento e tasso di disoccupazione in netto aumento.</p>
<p>I paesi avanzati hanno investito enormi risorse per fronteggiare la crisi: l&#8217;OCSE, nell&#8217;ultimo Economic Outlook, le quantifica in 3,9 punti di Pil tra il 2008 e il 2010. L&#8217;Italia, sempre secondo l&#8217;OCSE, è invece a zero. Zero risorse nette aggiuntive, se teniamo conto solo dei decreti anticrisi. Una politica addirittura restrittiva, se consideriamo anche l&#8217;impatto prociclico del decreto 112 e della finanziaria 2009.<br />
Questa è la verità, al di là dei numeri che il governo ha messo nel Dpef per arrampicarsi sui vetri.</p>
<p>Ma il punto critico non sta solo nella quantità di risorse stanziate. Sta anche nella qualità delle politiche anticrisi.</p>
<p>Il governo ha inventato i Tremonti bonds per far ripartire il credito alle imprese. Ma basta parlare con i piccoli e medi imprenditori per capire quanto cattivi siano i rapporti tra le aziende e le banche. Quelle stesse banche che hanno trovato mezzo miliardo per salvare l&#8217;immobiliarista Zunino ma stanno strangolando migliaia e migliaia di artigiani e commercianti.</p>
<p>Il governo ha annunciato aiuti ai più poveri con la Social Card e il Bonus famiglie. In realtà la card e il bonus, già insufficienti in partenza, sono andati a meno della metà degli aventi diritto. E niente di niente hanno avuto i lavoratori dipendenti, che anche nel 2009 pagheranno più tasse per effetto del fiscal drag non restituito.</p>
<p>Il governo ha esteso gli ammortizzatori sociali, ma lo ha fatto a macchia di leopardo (attraverso la cassa in deroga) e in modo temporaneo. Piuttosto che niente, meglio piuttosto, si dice dalle mie parti. Ma l&#8217;Italia aveva ed ha bisogno di ammortizzatori sociali universali, per aiutare tutti quelli che non trovano lavoro e tutti quelli che lo perdono, dipendente o autonomo che sia. Questo obiettivo, che per noi ha la stessa importanza della riforma sanitaria per gli Stati Uniti, rimane lontanissimo.</p>
<p>Il governo è intervenuto con la Tremonti ter per sostenere gli investimenti in macchinari - e ha fatto bene - ma quasi nulla è stato messo in campo per sostenere i consumi delle famiglie, che stanno crollando come mai era avvenuto.</p>
<p>Il governo ha imposto sui comuni e le province un patto di stabilità soffocante, per accorgersi solo adesso del crollo degli investimenti locali. E solo adesso, con l&#8217;assestamento di bilancio, ha allargato i cordoni della borsa.</p>
<p>Il governo, infine, dice di aver fatto le riforme che servono al Paese: la scuola, il federalismo fiscale, la sicurezza, la pubblica amministrazione. Ma se entriamo nel merito di ognuna di queste riforme ci accorgiamo che in molti casi si tratta di tagli spacciati per riforme; in altri di buone intenzioni in attesa di attuazione; e in altri ancora di annunci roboanti privi di effetti concreti.<br />
Gli altri Paesi stanno investendo massicciamente nella green economy. Da noi il ministro dell&#8217;ambiente Prestigiacomo è costretta a difendere con le unghie e i denti le sue prerogative.</p>
<p>Il governo, insomma, in questi mesi ha messo in campo un riformismo debole, contraddittorio, molto al di sotto di quanto era necessario per uscire più forti dalle crisi.</p>
<p>Questa politica attendista e iperprudente non ha però impedito un disastroso peggioramento dei conti pubblici: nel 2009 il deficit andrà al 5,4%, il debito al 115,3%. Per la prima volta da diciotto anni registriamo un saldo primario negativo.<br />
Non c&#8217;è solo la crisi dietro questo disastro.</p>
<p>Primo: è ripresa l&#8217;evasione fiscale. Come ha evidenziato il governatore Draghi, quando le entrate IVA nei primi mesi del 2009 crollano dell&#8217;11,3% a fronte di un calo del 2,6% dei consumi, tutto questo non può essere spiegato solo con il riposizionamento dei consumi. Queste cifre ci dicono inequivocabilmente che l&#8217;evasione sta aumentando nell&#8217;ordine di miliardi di euro.</p>
<p>Secondo: la spesa primaria corrente è fuori controllo. A settembre dell&#8217;anno scorso il governo aveva programmato per il 2009 un aumento del 2,2% (+14 miliardi). Ora il Dpef prevede una crescita quasi doppia del 4,1% (+26 miliardi). Di questi dodici miliardi in più, meno di un quarto - secondo il governatore Draghi - sono dovuti alle misure discrezionali anticrisi e agli stabilizzatori automatici. E&#8217; la certificazione del fallimento dei tagli di spesa decisi con il decreto 112/2008.</p>
<p>Il governo, insomma, ha buttato via dalla finestra quasi un punto di Pil tra evasione e maggiori spese correnti. Queste risorse avrebbero tranquillamente permesso quella manovra anticrisi che invano il Pd chiede da mesi e mesi.</p>
<p>Questa è la nostra condizione attuale. E in questo quadro il futuro rischia di essere molto difficile, più difficile di quanto avete scritto nel Dpef.<br />
Per almeno quattro motivi.</p>
<p>Primo. La ripresa, quando ci sarà, sarà con tutta probabilità lenta e faticosa. La crescita del 2% annuo prevista dal Dpef dal 2011 in avanti è scritta sulla sabbia, perché l&#8217;Italia, prima della crisi, cresceva meno dell&#8217;1% all&#8217;anno.</p>
<p>Secondo. Le entrate a legislazione vigente sono sovrastimate, perché molte risorse aggiuntive derivano dalla lotta all&#8217;evasione/elusione fiscale: 5,3 miliardi nel 2010, 6,5 miliardi nel 2011 e 2,1 miliardi nel 2012. Sono cifre campate per aria, anche perché il governo con lo scudo fiscale ha lanciato un segnale che va nella direzione esattamente opposta.</p>
<p>Terzo. Le previsioni della spesa primaria corrente sono ottimistiche. Prevedete un aumento dello 0,8% nel 2010 e dell&#8217;1,8% nel 2011 quando negli ultimi nove anni - così come nel 2009 - è stato superiore al 4%.</p>
<p>Quarto. Nel tendenziale del Dpef crollano gli investimenti pubblici: -10,8% nel 2010 e -6,7% nel 2011. Sono numeri che fanno a pugni con i piani infrastrutturali del governo, e sono in totale contraddizione con la necessità di rilanciare l&#8217;economia. Bisognerà trovare risorse aggiuntive, ma non è affatto chiaro come il governo riuscirà a farlo.</p>
<p>Signor presidente,<br />
la crisi più dura dal dopoguerra non è ancora alle nostre spalle. Quando finirà lascerà al Paese un&#8217;eredità pesantissima, fatta di imprese chiuse, disoccupati, e un enorme debito pubblico che graverà sulle generazioni future.</p>
<p>Per affrontare questa situazione non serve tirare a campare: serve coraggio e determinazione. Non basta dire che nel 2010 non ci sarà una manovra di riequilibrio dei conti. Sono necessarie misure incisive per contenere la spesa primaria corrente, per riqualificare e riequilibrare il welfare, per ridurre l&#8217;evasione e l&#8217;elusione fiscale. Serve un federalimo fiscale responsabile e solidale, non l&#8217;umiliazione delle autonomie locali. Serve una nuova politica per il Sud, non certo la riedizione della vecchia Cassa per il mezzogiorno.<br />
L&#8217;autunno sarà un passaggio cruciale. Il Paese può essere anestetizzato per un mese, due mesi, sei mesi. Ma quando le fabbriche chiudono e la cassa integrazione finisce, quando tante famiglie non ce la fanno più, gli annunci e la propaganda dei telegiornali di regime servono a poco, perché la gente pretende risposte concrete.<br />
In questo Dpef ci sono tanti numeri e tante parole. Ma non ci sono le risposte che gli italiani si attendono dal governo.<br />
Grazie.</p>
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		<title>Lodo Ministri: PD, da maggioranza su Matteoli atto arbitrario</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Samperi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
(ANSA) - ROMA, 28 LUG - &#8216;Abbiamo votato contro la decisione della maggioranza di dichiarare ministeriale il reato di favoreggiamento contestato al ministro Matteoli e, conseguentemente, negare l&#8217;autorizzazione a procedere&#8217;. E&#8217; quanto afferma il capogruppo Pd in Giunta per le Autorizzazioni della Camera Marilena Samperi commentando il voto sul &#8216;caso Matteoli&#8217;. &#8216;Riteniamo questo atto - [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/07/mop_imgphp.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-413" title="mop_imgphp" src="http://cambiarerotta.org/wp-content/uploads/2009/07/mop_imgphp-150x150.png" alt="mop_imgphp" width="150" height="150" /></a></p>
<p>(ANSA) - ROMA, 28 LUG - &#8216;Abbiamo votato contro la decisione della maggioranza di dichiarare ministeriale il reato di favoreggiamento contestato al ministro Matteoli e, conseguentemente, negare l&#8217;autorizzazione a procedere&#8217;. E&#8217; quanto afferma il capogruppo Pd in Giunta per le Autorizzazioni della Camera Marilena Samperi commentando il voto sul &#8216;caso Matteoli&#8217;. &#8216;Riteniamo questo atto - aggiunge - arbitrario, assolutamente fuori dalle procedure previste e in palese contrasto con quanto stabilito e deciso dalla Corte Costituzionale. Prima di questo atto la giunta per le Autorizzazioni ha mostrato buon senso, competenza, rispetto delle regole sollevando correttamente un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta e ritenendo lese le sue prerogative per la mancata comunicazione da parte dell&#8217;Autorita&#8217; giudiziaria. La Corte ha accolto le ragioni sollevate dalla Camera ed ha anche invitato la via corretta da seguire nelle ulteriori fasi&#8217;.<br />
&#8216;Contravvenendo a questa parte della decisione della Corte - conclude - la maggioranza ha voluto di forzare fino all&#8217;inverosimile le procedure e ha compiuto un atto che noi riteniamo privo di fondamento giuridico oltre che dannoso&#8217;</p>
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		<title>Il saccheggio dei fondi FAS e la finzione dei fondi anti-crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Misiani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Il Fondo Aree Sottoutilizzate 2007-2013
Il &#8220;Fondo Aree Sottoutilizzate&#8221; (FAS), istituito con la legge 289/2002 (finanziaria 2003) e modificato con la legge 296/2006 (finanziaria 2007), è lo strumento di finanziamento - con risorse aggiuntive nazionali - delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. In tali aree queste risorse si aggiungono a quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Il Fondo Aree Sottoutilizzate 2007-2013</p>
<p>Il &#8220;Fondo Aree Sottoutilizzate&#8221; (FAS), istituito con la legge 289/2002 (finanziaria 2003) e modificato con la legge 296/2006 (finanziaria 2007), è lo strumento di finanziamento - con risorse aggiuntive nazionali - delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. In tali aree queste risorse si aggiungono a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento. A tal fine l&#8217;art. 1, comma 863 della finanziaria 2007 ha previsto una dotazione finanziaria del fondo con riferimento al settennio 2007-2013 pari a 64,4 miliardi di euro.<br />
L&#8217;articolo 2, comma 537 della legge 244/2007 (finanziaria 2008) ha rimodulato l&#8217;ammontare delle risorse FAS stanziate dalla finanziaria precedente, fissando gli importi annuali:<br />
La delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 ha ripartito le risorse FAS del periodo di programmazione 2007-2013 per un importo leggermente inferiore (63,3 miliardi), a causa dell&#8217;utilizzo di 1,1 miliardi a copertura di tagli disposti dalla legge finanziaria 2007</p>
<p>2. Il saccheggio del FAS, &#8220;bancomat&#8221; improprio del governo</p>
<p>Tra il 2008 e il 2009 il governo Berlusconi ha accentuato enormemente la pratica di utilizzare le disponibilità del FAS come un &#8220;bancomat&#8221; improprio, a copertura degli oneri di numerose disposizioni legislative. Gli stanziamenti FAS nel bilancio dello Stato hanno perciò subito decurtazioni pari a 18,4 miliardi nel periodo 2008-2012</p>
<p>Questo vero e proprio saccheggio ha comportato, in termini di programmazione economica, una riduzione del FAS di oltre 13,8 miliardi, di cui 10,5 miliardi a valere sul ciclo di programmazione 2007-2013. Di conseguenza, la delibera CIPE del 18 dicembre 2008 ha aggiornato la dotazione del FAS, sottraendo ai 63,3 miliardi della delibera 166/2007 i 10,5 miliardi decurtati a valere sulla dotazione 2007-2013 e aggiungendo 1,2 miliardi di risorse FAS 2000-2006 non impegnate al 31-5-2008 (ex art. 6-quater del DL 112/2008). La nuova dotazione è dunque pari a 54 miliardi.  Il CIPE ha destinato 27 miliardi ai programmi regionali ed interregionali, (5,2 miliardi al Centro-Nord e 21,8 al Mezzogiorno) e 25,4 miliardi alla quota nazionale del FAS. I rimanenti 1,5 miliardi sono stati utilizzati per altri interventi: pre-allocazioni derivanti da precedenti disposizioni legislative (1,250 miliardi, di cui 600 milioni per il credito d&#8217;imposta per l&#8217;occupazione e 500 milioni per la viabilità secondaria di Calabria e Sicilia) e l&#8217;estensione delle agevolazioni per le aree terremotate del Molise e della provincia di Foggia (281,5 milioni).<br />
3. La spartizione della quota nazionale FAS e la finzione dei fondi anti-crisi</p>
<p>I 25,4 miliardi della quota nazionale FAS sono stati redistribuiti per una prima tranche dalla delibera CIPE del 18 dicembre 2008, che ha assegnato 7,4 miliardi al Fondo infrastrutture (creato dall&#8217;art. 6-quinquies del DL 112/2008). Successivamente, la delibera CIPE del 6 marzo 2009 ha assegnato le rimanenti risorse (18 miliardi)  nuovamente al Fondo infrastrutture (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), al Fondo ammortizzatori (Ministero del lavoro) e al Fondo economia reale (Presidenza del consiglio dei ministri). Complessivamente, le risorse FAS di competenza nazionale hanno subìto la seguente assegnazione:<br />
Il Fondo sociale per l&#8217;occupazione e la formazione (Fondo ammortizzatori) deriva dall&#8217;accordo sottoscritto tra lo Stato e le Regioni il 12 febbraio 2009, che ha destinato 8 miliardi di euro nel biennio 2009-2010 ad azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro:</p>
<p>Il finanziamento del Fondo ammortizzatori dipende dunque in misura determinante dalle risorse FAS (49,4%) e da quelle regionali FSE (33,1%), mentre gli stanziamenti statali coprono una quota minoritaria (17,5%).</p>
<p>Il Fondo infrastrutture è stato istituito dall&#8217;art. 6-quinquies del DL 112/2008 e finanziato con risorse nazionali FAS pari a 7,4 miliardi (delibera CIPE del 18 dicembre 2008)  e 5 miliardi (delibera CIPE del 6 marzo 2009), per un totale di 12,4 miliardi. Detratti i 3,7 miliardi destinati al finanziamento di spese correnti e di gestione dal DL 185/2008 (privatizzazione Tirrenia Spa, investimenti Ferrovie dello Stato, contratti di servizio Trenitalia) e dall&#8217;art. 11 della legge 201/2008, per il finanziamento delle infrastrutture rimangono disponibili fondi nazionali FAS per 8,7 miliardi.  Il 6 marzo il CIPE ha approvato il Programma infrastrutture strategiche 2009-2011: 16,6 miliardi di grandi opere (Mo.S.E. Venezia, assi ferroviari, reti stradali e autostradali, sistemi metropolitani, schemi idrici nel Mezzogiorno e Ponte sullo stretto di Messina), 1 miliardo per l&#8217;edilizia scolastica e 200 milioni per quella carceraria, per un totale di 17,8 miliardi di euro. Di questi, 8,1 miliardi sono investimenti promossi da soggetti privati (le concessionarie autostradali).</p>
<p>Al di là delle risorse per la Legge obiettivo stanziate dall&#8217;art. 21, co. 1 del DL 185/2008 (che secondo una stima ANCE possono generare investimenti pari a circa 2,3 miliardi), la stragrande maggioranza dei fondi pubblici disponibili (11 miliardi) è rappresentata dagli 8,7 miliardi derivanti dalla riprogrammazione della quota nazionale FAS (Fondo infrastrutture).</p>
<p>Quanto al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell&#8217;economia reale (controllato dalla Presidenza del Consiglio e dotato di 9 miliardi), il suo finanziamento deriva esclusivamente dalla quota residua del FAS nazionale. Questa centralizzazione di risorse, lungi dal rappresentare un reale programma di misure anti-crisi, ha sospeso una serie di interventi già programmati dal Ministero per lo sviluppo economico: 2 miliardi al recupero dei siti industriali inquinati, 1,8 miliardi a nuovi contratti di sviluppo per il Mezzogiorno, 200 milioni all&#8217;estensione del programma &#8220;Industria 2015&#8243;, 800 milioni alla rete a banda larga; 700 milioni per incentivare l&#8217;utilizzo di fonti rinnovabili e il risparmio energetico, oltre a 100 milioni per l&#8217;avvio delle zone franche urbane.</p>
<p>4. Conclusione</p>
<p>La delibera CIPE del 6 marzo è stata propagandata dal governo come parte di un piano anti-crisi di grande portata. In realtà, siamo di fronte a qualcosa di simile al gioco delle tre carte: non ci sono risorse aggiuntive, ma solo una riprogrammazione di risorse pubbliche già stanziate (FAS nazionale, FSE regionale, ecc.) e investimenti privati già previsti:<br />
Rimangono aperte alcune questioni rilevanti:<br />
1)	le risorse FAS inizialmente stanziate dalla finanziaria 2007 per il periodo di programmazione 2007-2013 (64,4 miliardi) sono state drasticamente ridotte (54 miliardi) e, per quanto riguarda la quota nazionale (25,4 miliardi), utilizzate per finalità differenti rispetto agli obiettivi originari: il risultato di queste scelte è lo smantellamento di quanto programmato nel Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 e un forte indebolimento delle risorse disponibili per le politiche regionali di sviluppo, con particolare riferimento al Mezzogiorno;<br />
2)	le risorse FAS sono state utilizzate dal governo come &#8220;bancomat&#8221; improprio per la copertura di interventi di valenza nazionale: è da chiarire come questa finalizzazione possa essere conciliata con il vincolo di destinare l&#8217;85% dei fondi FAS al Mezzogiorno;<br />
3)	l&#8217;utilizzabilità immediata delle risorse FAS in funzione anti-crisi è assai dubbia: la stragrande maggioranza delle risorse sono previste sulle annualità dal 2010 al 2015, mentre - in termini di bilancio dello Stato - le risorse stanziate per il 2009 sono state in gran parte impiegate a copertura di altre spese: come si evince dalla tabella successiva, al 4 maggio 2009, degli 8,4 miliardi previsti per il 2009  ne rimangono disponibili solamente 1,6; dei 9,2 miliardi per il 2010, ne restano 5,6.</p>
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