Il decreto è uno sberleffo. Si fanno riforme con emendamenti
24 luglio, 2009 | Di Oriano Giovanelli | Categoria: Fatti e Misfatti
Ci troviamo di fronte all’ennesimo decreto-legge che dà un ennesimo colpo alla cultura costituzionale e alla correttezza costituzionale.
Credo che non ci si debba mai stancare di richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sul processo di logoramento incessante che da mesi e mesi ormai si porta avanti sul tema della correttezza costituzionale, della democrazia nel nostro Paese. Il Governo presenta un decreto-legge, lo sottopone alla firma del Presidente della Repubblica, esso arriva in Parlamento per essere convertito in legge, e non solo si cambiano alcuni aspetti: viene completamente snaturato! Un decreto-legge diventa tre, quattro decreti-legge! Si fanno riforme con emendamenti. E tutto ciò ovviamente viola non soltanto le prerogative del Parlamento, ma rappresenta anche un elemento di grave scorrettezza nel rapporto fra il Governo e la Presidenza della Repubblica.
Questo provvedimento ha una natura che ha poco a che vedere con il titolo di un decreto finalizzato ad affrontare la crisi. A me sembra, francamente, che abbia più l’aspetto dei decreti omnibus, cosiddetti milleproroghe, su cui si scatenano le lobby. Alcuni interventi hanno già messo in evidenza quanto abbiano operato alcune lobby, anche durante il lavoro di implementazione, diciamo così, fatto in Commissione su questo decreto.
Al governo queste lobby sono care, ma non si può illudere gli italiani che è così, con questo tipo di provvedimenti, che si incide sugli effetti della crisi, né - e questa è la questione che angoscia anche di più - che si creino le condizioni perché il Paese possa ripartire, non dico con slancio, ma con un minimo di grinta e di fiducia e soprattutto avendo messo a posto alcune delle sue debolezze strutturali, quando la crisi volgerà al termine.
Ma non è tutto qui: per alcuni aspetti rilevanti, il decreto è anche uno sberleffo e non vi è niente di più dannoso, appunto, per la coesione e per la tenuta di un Paese in un momento di difficoltà, che percepire che chi lo governa lo prende anche in giro.
È così sulla questione del rientro dei capitali dall’estero, che, sostanzialmente, continuerà a premiare i soliti furbi e a penalizzare le imprese serie e i cittadini che pagano le tasse; è così, come è stato giustamente e ripetutamente ricordato nel dibattito di oggi, sulla questione della restituzione dei tributi non versati da parte delle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Questi sono veri e propri schiaffi dati in faccia alle persone serie e alle persone che hanno sofferto e stanno soffrendo.












