Se i soldi si trovano tassando i terremotati

24 luglio, 2009 | Di Redazione Cambiare Rotta | Categoria: Dai Territori

terremoto_abruzzo_2009C’è anche questo nel malefico decreto anitcrisi , all’art 25 si prevede che le popolazioni terremotate d’Abruzzo, a partire da gennaio, debbano restituire in ventiquattro mesi il 100 per cento di quanto è stato loro concesso per quanto riguarda il non pagamento dei tributi e degli oneri previdenziali: sono 513 milioni di euro che entrano dai terremotati. in un provvedimento per le imprese italiane che vale 2 miliardi, un quarto è coperto e pagato dai terremotati. È una cosa indegna e indecente!
Riprendiamo gran partedell’intervento di Giovanni Lolli deputato abruzzese fatto in aula mercoledì 22 luglio. “Guardiamo, dunque, agli eventi a noi più vicini, quelli di Umbria, Marche e Molise. Intanto, l’esenzione dai tributi e dagli oneri previdenziali in Umbria e nella Marche, ad esempio, è durata non sei mesi, come in Abruzzo, ma un anno e mezzo e la restituzione, peraltro con legge identica per Marche, Umbria e Molise, è avvenuta dodici anni dopo nel caso delle Marche e otto anni dopo nel caso del Molise, per il 40 per cento dell’importo e in 120 rate.
Proviamo, quindi, a guardare la differenza: nel caso di Marche, Umbria e Molise i tributi sono stati sospesi per un anno e mezzo, mentre in Abruzzo solo per sei mesi; nel primo caso la restituzione è stata del 40 per cento, nel secondo è del 100 per cento; nel primo caso è avvenuta dodici anni dopo in 120 rate, nel secondo subito ed in 24 rate.
Lo Stato ragiona così: quando una popolazione o un territorio è in ginocchio, per tutto il tempo in cui rimane in ginocchio si cerca di non fargli pagare le tasse per permettergli di sopravvivere; mano a mano che si rialza si comincia a fargli pagare di nuovo le tasse ma gli si chiede la restituzione, peraltro forfettizzata, solo quando, anni dopo, quel territorio si è rialzato in piedi, la produzione si è riavviata, le attività economiche sono riprese e si valuta che sia in condizione di poter restituire quello che gli è stato fornito.
Così è sempre successo, ma visto che voi all’Abruzzo interrompete la sospensione e addirittura chiedete la restituzione subito del 100 per cento, bisogna arguire che ritenete che l’Abruzzo è in condizione di restituire questi soldi, cioè che l’Abruzzo è di nuovo in piedi e che, tutto sommato, sta bene!
Capisco anche che voi possiate pensare così perché, siccome viaggio tutti i giorni da L’Aquila a Roma, quando mi trovo a L’Aquila vedo le cose come stanno ma poi vengo qui, accendo la televisione e vedo che hanno riaperto il centro storico, hanno riaperto le scuole e stanno costruendo le case.
Vi comunico, allora, che le cose non stanno così: praticamente lì stiamo poco, poco meglio di quanto non stessimo il 7 di aprile. Solo molto meno del 10 per cento dei cittadini è rientrato nelle case, ci sono 30 mila sfollati che si trovano ancora negli alberghi della costa, 30 mila che si trovano ancora nelle tende - vi assicuro in condizioni disperate - e vi sono poi tutti gli altri che si trovano nelle cosiddette autonome sistemazioni (che, cioè, in qualche modo si sono arrangiati).
Pensare che gente che si trova in quelle condizioni possa essere considerata gente che si è rialzata e che può pagare le tasse, mi sembra una cosa un po’ bizzarra.
Per quanto riguarda le attività economiche: siamo circa centomila terremotati, sapete quanti sono quelli che hanno usufruito, finora, della cassa integrazione in deroga consentita dalle prime ordinanze sul terremoto? Non considerando le casse integrazioni ordinarie sono 15 mila. Considerando questi 15 mila lavoratori, pensate a quante attività sono ferme, chiuse. Solo nel centro storico de L’Aquila mille esercizi commerciali sono crollati. Solo nel centro storico de L’aquila, vi sono centinaia e centinaia di attività di professionisti (dentisti, farmacisti, medici) chiuse. Solo nel centro storico de L’Aquila vi sono diverse centinaia di artigiani che non sono in condizioni di lavorare. Tutta questa gente ha tirato avanti perché i mutui sono stati sospesi, le tasse e gli oneri previdenziali non sono stati pagati. Abbiamo studi medici, professionisti che in baracche di legno stanno ricominciando a lavorare, ed altri che hanno affittato un capannone o un appartamento a prezzi - vi assicuro - assolutamente esorbitanti. Questa gente a gennaio dovrà ripagare i mutui (perché la sospensione dei pagamenti scade), dovrà ricominciare a pagare le tasse nonché gli oneri previdenziali e, per di più, dovrà pagare anche gli arretrati sulle tasse e sugli oneri previdenziali. Ma come pensate che ce la possa fare? Quanto guadagnerà quel farmacista nella baracca per poter far fronte a tutte queste misure?
Vi è anche un paradosso: nel provvedimento sul terremoto abbiamo indicato la zona franca che abbiamo coperto con 45 milioni di euro per quattro anni, 11 milioni di euro l’anno. Le popolazioni terremotate avranno il prossimo anno 11 milioni di sgravi fiscali e dovranno pagare 250 milioni di euro di tasse in più; ma vi rendete conto? È come fare un prelievo - e che prelievo! - ad un ferito grave che avrebbe bisogno di una trasfusione.
Sapete quanti sono 513 milioni di euro al mese per due anni? Sono 23 milioni di euro al mese. Per quella popolazione ci saranno tasse in più rispetto a quelle che pagano tutte gli altri italiani: 23 milioni di euro in più! Si tratta di una zona franca al contrario. Cosa volete che possa pensare quella popolazione, di fronte a condizioni di questo genere? È un colpo mortale.
La terza considerazione riguarda - uso un termine un po’ forte, ma lo devo usare - l’inganno. Non solo prima del G8 - come ha già detto il collega - ma anche giovedì scorso, il Presidente del Consiglio è andato a L’Aquila e ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha detto: state tranquilli, cosa vi siete messi in testa, è chiaro che le tasse non ve le richiederemo indietro. E ciò avveniva mentre noi eravamo già in Commissione a discutere il provvedimento. Cosa devono pensare i cittadini aquilani? Cosa dobbiamo pensare noi? Ma quale fiducia volete che possiamo avere verso questo profluvio di parole, di impegni, di raccomandazioni, di impegni a rassicurarci, di promesse, quando poi seguono regolarmente questi fatti?
In merito al decreto-legge, in una conferenza stampa è stato detto: il decreto cambierà in quei punti; e il decreto non è cambiato. Poi, ci avete detto che con le ordinanze avreste risolto il problema; sono stata emanate le ordinanze e ovviamente ricalcano, come altro non poteva essere, esattamente il decreto.
Sulle case ci è stato detto che sarebbero state pronte a settembre, adesso a fine novembre. Vi comunico che non basteranno quelle case; avremo migliaia di persone che rimarranno fuori perché, fatto il conto, le cosiddette case E, quelle inagibili, sono molto di più di quelle che si prevedeva.
In Abruzzo qualche giorno fa si è tenuto il G8. Altre popolazioni, altri territori, forse, avrebbero utilizzato quell’occasione per svolgere proteste forti, per dichiarare al mondo che le cose non andavano bene.
Noi siamo fatti diversamente. Non abbiamo fatto proteste e quelle che ci sono state sono state garbate, civili e ironiche. La manifestazione che altri, i Cobas, sono venuti a fare in Abruzzo non ha visto l’adesione di alcun abruzzese (manifestazione che, peraltro, si è svolta pacificamente).
Noi non abbiamo fatto proteste e non abbiamo utilizzato il G8, in primo luogo perché il Presidente della Repubblica lo aveva chiesto - e ossequiosamente ci siamo conformati - e poi perché pensavamo che fosse nostro dovere contribuire a far fare all’Italia una bella figura. Ma che dobbiamo pensare adesso, considerato che in quelle stesse ore, mentre si teneva il G8, voi stavate scrivendo questo decreto e ci richiedevate indietro tutte le tasse? Cosa dobbiamo pensare adesso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro)?

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