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Troppe morti nelle carceri del Lazio

30 marzo, 2009 | Di Redazione Cambiare Rotta | Categoria: Da Roma, Dai Territori, Scuola

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Dopo il caso della tunisina impiccatasi il 6 maggio nel Centro identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, il garante per i detenuti denuncia: nel Lazio è emergenza morti nelle carceri. Dall’inizio del 2009 alla fine di aprile sono, infatti, 6 i decessi accertati fra le persone sottoposte a limitazioni della liberta personale cui si deve aggiungere il suicidio della donna al C.i.e.

TRE SUICIDI E TRE CASI DA CHIARIRE - Angiolo Marroni, garante dei diritti dei detenuti nel Lazio, sostiene che tra i decessi ufficialmente accertati dal suo ufficio figurano 3 suicidi (uno nel carcere di Velletri, uno in quello di Viterbo e uno nel Cie di Ponte Galeria), una morte per malattia (Sandro C. nella clinica «Villa Immacolata» di Viterbo) e altri tre casi di morte in detenzione le cui cause sono ancora da accertare: uno ancora nel C.i.e. di Ponte Galeria, uno a Rebibbia Nuovo Complesso e un detenuto morto agli arresti domiciliari.

MACABRO RECORD - Di queste morti le ultime tre si sono verificate il 1 aprile a Rebibbia Nuovo Complesso (Luciano C., 37 anni, trovato morto nella sua cella per cause in corso di accertamento), il 9 aprile, quando Massimo C., 40 anni è stato trovato morto in casa dopo essere stato scarcerato poche ore prima dal carcere di Regina Coeli e il 7 maggio, con l’immigrata tunisina che si è impiccata a Ponte Galeria.
«Se in carcere si continua a morire, come adesso, il 2009 sarà ancora peggio dello scorso anno, quando contammo la cifra record di 18 decessi in tutta la regione - sostiene il garante dei detenuti - Il sovraffollamento (considerando che in tutta Italia siamo ormai arrivati a contare oltre 62mila detenuti), la carenza di personale, di fondi e strutture, la difficoltà a svolgere una adeguata attività trattamentale rendono, di fatto, inapplicabile il dettato Costituzionale sul recupero sociale del reo e fanno del carcere un luogo ancor più invivibile, soprattutto per i più deboli».

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